“Nel 2010 andavo a Terzigno tre volte a settimana. La prima cosa che mi colpì di Cava Sari? L’insopportabile puzza chimica, quasi dolciastra: era un insulto sanitario, un messaggio di pericolo. Oggi, a Terzigno, le mamme piangono i loro bambini morti di cancro”.

E’ deciso, puntuale, incisivo in ogni passo del suo racconto ai giudici, Antonio Marfella, l’oncologo della “Fondazione Pascale” contro i tumori di Napoli. Testimone chiave del processo in corso davanti al collegio della seconda sezione penale del Tribunale di Torre Annunziata (presidente Antonio Pepe), per gli scontri anti-discarica sulla rotonda della ‘Panoramica’ di Boscoreale il 19 ottobre 2010.

Per questo, venti attivisti (difesi dall’avvocato Liana Nesta, nel folto collegio anche Arturo Panariello) che lottavano “contro lo sversamento di rifiuti tossici nascosti sotto quelli urbani” – chiarisce Marfella – sono imputati a vario titolo di resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e diffusione di notizie false o tendenziose.

“La gente – per l’oncologo – ha fatto bene a ribellarsi, perché in Campania ancora oggi non esiste una discarica a norma per i rifiuti speciali, nonostante una produzione di 20mila tonnellate al giorno. Nessuno sapeva la verità. A Terzigno – continua – già nel 2007 vedevo cataste di amianto. Tettoie di lastre smontate dai capannoni e lasciate a 300 metri da una scuola elementare. Fino a quando il camorrista di turno non veniva chiamato per bruciare tutto. Così tutto si complica: perché l’amianto rilascia polveri nell’aria”.

Drammatici i dati sulla mortalità infantile per cancro, diffusi nel 2014 dal registro regionale tumori per la Campania: “Terzigno e Casalnuovo sono le città più colpite – sottolinea l’oncologo del “Pascale” - . Il registro è nato solo grazie alla rivolta della gente. Nel 2010, le mamme che piangevano ne avevano creato uno. Spontaneo, da sole”. Era il primo “elenco della morte” alle falde del Vesuvio, dove la sera del 19 ottobre le mamme “in ginocchio e col Rosario in mano” pregavano per bloccare 50 camion carichi di rifiuti: "mischiati, sospetti e tossici".