"La situazione di Alessandra era ben nota ai servizi sociali". "Il 30 dicembre 2024, quale legale del padre della minore, ho formalmente chiesto ai Servizi Sociali del Comune di Tufino di indicare se e quando fossero state effettuate visite domiciliari presso l'abitazione di collocazione della bambina, se e quando fossero state redatte relazioni sul suo stato di salute e di benessere, se e quando fosse stato informato il Tribunale per i Minorenni circa la collocazione effettiva e se fosse mai stata svolta una valutazione delle capacità di accudimento della coppia presso cui la minore viveva. A oggi, tali richieste risultano prive di riscontro". Lo afferma in una nota l'avvocato Pasqualino Miraglia, che rappresenta il padre di Alessandra, la bimba di 4 anni morta a Tufino il 13 dicembre 2024 mentre si trovava in casa degli zii, arrestati con l'accusa di omicidio aggravato.

Alessandra, ricorda il legale, "era formalmente affidata al padre in forza di un provvedimento dell'Autorità giudiziaria. La collocazione della minore dagli indagati era nota ai Servizi Sociali del comune di Tufino già dall'agosto/settembre 2024. Non si trattava, dunque, di una situazione ignota o sottratta al controllo istituzionale, ma di una condizione che rientrava pienamente nella cosiddetta rete di protezione". MIraglia nega che il padre avesse abbandonato Alessandra: "Tale affermazione non trova riscontro negli atti e non può essere dedotta da una ricostruzione semplificata o emotiva dei fatti. La situazione della minore era nota ai Servizi Sociali, che erano quindi tenuti, per funzione e mandato istituzionale, a svolgere le attività di controllo e vigilanza previste. Vi è piena fiducia nell'operato della magistratura, che saprà chiarire con rigore e completezza cosa sia accaduto alla piccola Alessandra e individuare le responsabilità, non solo in relazione agli eventi che hanno condotto al decesso, ma anche rispetto all'operato di chi era chiamato a vigilare e a intervenire per tempo". 

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