“Da dove si capisce che non ci siamo proprio? Dal fatto che non ci crediamo, a questa guerra. Non la vediamo proprio. Ci passa sotto il naso, vediamo il sangue sparso di nostri fratelli, e niente: reagiamo pensando che sarà esplosa una caldaia, un incidente, come quando cade un palazzo per i fuochi d'artificio a Torre Annunziata. Non è colpa del nemico. Che siamo in guerra loro ce lo stanno dicendo da 14 anni”.

Rientra anche un accenno alla città di Torre Annunziata nell’ultima riflessione sulla ‘guerra’ tra Islam ed Occidente di Renato Farina, il deputato PdL e opinionista de ‘Il Giornale’, radiato dall’Ordine nel 2007 per aver collaborato con i Servizi segreti italiani. Farina, all’epoca, era il vicedirettore del quotidiano ‘Libero’, ma la legge 801 del 1977 vieta ai giornalisti professionisti di intrattenere rapporti con i Servizi (la Cassazione ha poi annullato il provvedimento ai danni del giornalista, già dimessosi dall’Ordine quando fu radiato, ndr).

Il lungo articolo in cui Farina lamenta la scarsa difesa dei Simboli occidentali, scritto dopo la recente strage terroristica di Parigi e dal titolo “La cultura della resa ci fa perdere l’anima”  – “siamo già impacchettati con il fiocco nero islamico come gentile omaggio ai guerrieri di Allah”, scrive ancora – è stato pubblicato oggi integralmente sul sito www.ilgiornale.it. Per Farina la ‘lotta’ è soprattutto “culturale”, ma la reazione ai 129 morti per l’attacco al cuore dell’Europa è ancora inadeguata: “Come quando cade un palazzo per i fuochi d’artificio a Torre Annunziata”.   

     


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