“Gli ultimi arresti lasciano un interrogativo preoccupante: chi governa ora i Gionta?” In effetti, se da un lato le forze dell’ordine hanno dimostrato ancora una volta di essere vigili, sul territorio di Torre Annunziata, agli affari delle cosche, dall’altro l’interrogativo di Amleto Frosi, presidente dell’ALILACCO, trova le sue basi proprio nel comportamento delle ‘famiglie’ malavitose.

L’arresto di Carmela Gionta ha mostrato la fragilità organizzativa del clan, decimato negli anni da arresti eccellenti, tanto da far esporre un elemento di primo piano della famiglia nella gestione e nel controllo del racket. A destare maggior preoccupazione oggi – continua Frosi – è la famiglia dei Gallo-Limelli-Vangone che non sono più ancorati solo al loro territorio”.

Il perché si è arrivati a questa situazione nei ‘Valentini’, secondo il presidente dell’associazione antiracket, è da ricercare in “una famiglia cresciuta troppo dove vi è stata la scarsa volontà a far crescere i rampolli. Di qui i tanti pentiti”. Gli affari, le guerre e il controllo hanno tutti un minimo comune denominatore: “liquidità economica. Proprio quello di cui stanno soffrendo i Gionta a differenza di altri clan che vedono, comunque, incamerare ancora forti proventi dallo spaccio della droga”.

APPALTI. Non solo droga, usura e pizzo. Un altro elemento centrale nel business delle famiglie malavitose è il mondo degli appalti, o, per meglio dire, il variegato e, talvolta, incontrollato, mondo del subappalto. “Se in passato hanno fatto gola gli appalti in milioni di lire, non c’è da meravigliarsi che i clan puntino gli occhi sull’appalto del porto da 33 milioni di euro. Di solito chiedono una percentuale fissa, intorno al 5%, sull’importo dei lavori ed una piccola somma, una tantum, non elevata quando sono a corto di liquidità”.

‘ANTIMAFIA DEI PROCLAMI’. In Italia ed al Sud, al pari del mondo nascosto delle mafie, esiste un mondo noto dell’antimafia che talune volte è “solo proclami”. A Torre Annunziata, ad esempio, “esistono decine di vittime innocenti della camorra, per le quali ci vorrebbero giorni e giorni di commemorazioni. Credo che sia più opportuno avere un solo giorno per i ricordi e concentrarsi tutto l’anno sull’antimafia praticata, quella dei fatti”. Infine, conclude Frosi, “forse c’è il culto del protagonismo che limita certe situazioni. Basta interrogarsi su quanto la società civile aiuta le forze dell’ordine”.

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Il fermo di Carmela Gionta