Cominciano a bere prestissimo e sono sempre più dipendenti dal web. È l'allarme lanciato dagli esperti riuniti a Castellammare per parlare dei rischi legati alle dipendenze. "Il web se usato male amplifica tutte le altre problematiche" spiega Carolina Esposito responsabile del progetto "Dico a te" che venerdì scorso ha riunito i protagonisti di una rete attivata per aiutare i giovani esposti al rischio dipendenze. "Dobbiamo fare di più per i nostri ragazzi, il primo sono io ad essere un cattivo padre. Ci dedichiamo troppo poco ai giovani presi dai nostri impegni lavorativi". Ne è convinto lo chef stellato, Gennaro Esposito, testimonial dell'iniziativa che durerà 30 mesi ed è rivolta ai ragazzi dell'area stabiese tra i 13 e i 24 anni.

Lo chef è consapevole dei pericoli a cui oggi sono sottoposti i giovanissimi troppo spesso soli con cellulari e tablet: "Dobbiamo impegnarci tutti di più, perciò mi sento di partecipare con piacere a questa iniziativa che aiuta i ragazzi ad un uso consapevole del digitale. I social sono importanti anche nel mio lavoro, ma per i ragazzi non devono diventare l'unica scelta". Perciò Gennaro Esposito ha deciso di essere testimonial del progetto "Dico a te", che da un'App con un tasto SOS ad un percorso di recupero si propone di aiutare i ragazzi nel rapporto con il web. Ma non ci sono solo i social. "È sicuramente l'alcol l'emergenza più grave oggi. I ragazzi cominciano a bere prestissimo. Non importa cosa, dalla birra al vino tutto va bene, pur di provare sensazioni forti. Da noi, a differenza che altrove, il fenomeno coinvolge allo stesso modo anche le ragazze" lo dice con preoccupazione il dottore Francesco Ambrosino, Direttore Dipartimento Dipendenze, interviene sulle “dipendenze patologiche” e i cambiamenti negli stili di vita dei giovani dell'Asl Na3. "Si tratta di una fuga dalla realtà. Attraverso l'alcol cercano sensazioni forti" spiega Ambrosino. È uno degli aspetti emersi al seminario promosso a Castellammare di Stabia, nell'ambito del percorso finanziato da Fondazione CON il Sud. Il dibattito, svoltosi "nell'Accademia il Gusto di imparare" i lavori sono stati aperti dal fondatore della Fanelli don Mario di Maio e moderati da Giovanni Ruggiero. Il problema dell'abuso di alcol ne porta altri con sé spiega il dottore Ambrosino: "Chi beve perde la coscienza di quello che fa. Si spiegano così gli incidenti a causa della forte velocità o l'aumento dell'aggressività. Quando si è ubriachi basta uno sguardo per accendere l'aggressività e non si avverte più il senso del limite". Una analisi confortata dai terribili eventi di giovani pronti a ferire e uccidere coetanei senza un vero motivo. Come dimostra la tragica morte di Giovanni Guarino ucciso a Torre del Greco da due quindicenni. Si concentra essenzialmente sui disagi che portano alla mente le dipendenze dai social il dottore Pasquale Saviano, responsabile del Dipartimento di salute mentale dell'Asl Na3: "Quello che mette a rischio i ragazzi non è l'uso del web, ma l'abuso. Si comincia da piccolissimi. Nel 2018 già erano 300 mila i ragazzi dipendenti dal web in Italia. Oggi il dato è sicuramente peggiorato". E lo dicono anche i numeri. Il 4,5% dei disturbi psichici comprendono manifestazione cliniche amplificate dall'uso del web, si va dalla ludopatia al food addiction. Nell'Asl Na3 è emerso che il 53% dei ragazzi è dipendente e il 24% ne fa un uso apertamente rischioso. Con tutte le conseguenze che questo comporta: "La mente subisce i danni. Il primo effetto è la difficoltà nell'apprendimento. I bambini perdono la capacità di concentrarsi. Poi si va incontro a problematiche ancora più serie". Il distaccamento dalla realtà produce la solitudine sociale e aumentano i suicidi. "I dati ci consegnano una situazione critica, anche se non trova riscontro l'effetto negativo della pandemia Covid. Chi ha contatti, come me, con i pazienti a disagio psichico si è accorto che le persone hanno sviluppato rispetto all'emergenza una risposta di resilienza. Ma sul versante delle dipendenze dal web la situazione è destinata a peggiorare a prescindere. E certo l'essere in contatto con l'esterno solo attraverso internet ha amplificato il problema". Sul che fare il dottore Saviano non ha dubbi: "Progetti come 'Dico a te' sono di fondamentale importanza. Bisogna costruire una rete con scuole e famiglie".

E ne è convinta anche la preside del Vitruvio di Castellammare Angela Cioffi: "La scuola con la pandemia si è aperta alle tecnologie digitali, ne abbiamo scoperto le potenzialità. È indubbio, però, che dobbiamo tutti lavorare sul problema della dipendenza. Se un ragazzo fa un uso improprio della chat dobbiamo tutti intervenire. Nei nostri ragazzi dopo il Covid si è elevato il tasso di aggressività. Hanno una rabbia dentro. Perciò noi lavoriamo per indirizzare questa energia su versanti positivi con tante iniziative all'insegna della gioia". Per chi invece ha sviluppato una dipendenza patologica i responsabili del progetto "Dico


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