Seleziona file, inoltra, scegli la chat e via. Pochi clic, è quanto basta alla macchina del fango per diffondersi in rete. Pochi istanti per veicolare, su migliaia di smartphone, file audio pericolosi, zeppi di diffamazioni e calunnie. E non fa niente se un attimo dopo aver inviato l’audio arriva la domanda “A voi risulta?” E intanto il file viaggia, di cellulare in cellulare. E’ anche questo uno dei tanti aspetti negativi che porta con se questa quarantena per milioni di persone costrette in casa per combattere il Covid-19.

Dietro questa vergogna non c’è la Bestia di Luca Morisi, no. Nessun ufficio comunicazione, nessuna struttura organizzata. Solo milioni di cittadini che inconsapevolmente con pochi clic diventano il braccio armato della vergogna. E’ la casalinga seduta in cucina, è il pensionato annoiato sul divano, è il ragazzo disteso sul letto. Magari proprio voi che state leggendo ora. Persone che fanno tantissimi clic, ma si fanno poche domande. E non fa differenza se il destinatario è il medico accusato di errori in corsia o il vicino colpevole di fare la spesa troppe volte, oppure “l’amico di tizio che ha visto caio fare non si sa cosa…” L’importante è condividere e superare la noia.

E magari c’è anche chi, ingenuamente, condivide questi audio pensando di fare una cortesia “informo tizio che lì succede forse questo… chi lo sa se è vero, forse si, nel dubbio, faccio sapere che si dice… poi si vede”. Questo il “ragionamento” che molti fanno. Se ragionamento si può chiamare.

La diffusione di file audio in rete in cui si diffamano le persone è un reato. Una ragazza, quattro anno fa, si è suicidata dopo che un video hot è finito su milioni di smartphone. Da lì è nata la legge contro il revenge porn.

Fermiamo il clic facile. Non aspettiamo che anche qui occorra una legge e un morto.