Un’altra astensione da tutte le udienze penali. L’ennesima proclamata in un solo anno: stop a tutti i processi nei giorni 30 settembre, 1 e 2 ottobre prossimi al Palazzo di Giustizia di Torre Annunziata.

Lo ha deciso nell’ultima seduta il Consiglio Direttivo della Camera Penale oplontina (l’associazione, presieduta dall’avvocato Antonio Cesarano, che raccoglie la maggior parte dei legali del Circondario) in protesta fin dal giorno del “restyling” del tribunale di Corso Umberto, dopo l’accorpamento delle Sedi distaccate di Castellammare di Stabia, Gragnano, Torre del Greco e Sorrento.

Un tribunale nuovo nel “look”, ma sovraffollato e ancora da completare, anche per l’ultima interdittiva antimafia (la terza) che ha colpito la “Grumic srl”, la società che avrebbe dovuto finire i lavori, in subappalto dal Comune di Torre Annunziata, entro il 31 dicembre 2015.

Con “buona pace” delle sole aule più grandi ubicate al primo piano (la “Siani” e la “Nitrato Izzo”, ndr), destinate alle udienze collegiali, le altre al piano terra sono addirittura “indecorose”. Così recita senza mezzi termini il nuovo documento siglato dal Direttivo della Camera Penale, che terminerà lo “sciopero” solo il 2 ottobre, con un’Assemblea Generale degli iscritti convocata alle 9 di mattina al Palazzo di Giustizia.

Gli avvocati di Torre Annunziata protestano soprattutto per “il concreto pericolo per la sicurezza”. Tanti, infatti, i processi che si tengono senza gabbie per i detenuti, costretti addirittura a mischiarsi ai testimoni in stanzette misere, di 30 metri quadri al massimo: senza finestre, aperture o divisioni di sorta.

“I detenuti spesso sono in piedi – conclude la missiva inviata, tra gli altri, anche al Ministro della Giustizia Andrea Orlando - ammanettati in mezzo ai testi, alle persone offese ed agli stessi avvocati. Ciò in evidente spregio alle più elementari regole di dignità e decoro”. Lo stato di agitazione, dopo l’ultimo “sciopero” pre-ferie del 23 luglio scorso, continuerà a singhiozzo finchè “il Governo in primis” non si occuperà, di fatto, di una questione divenuta ormai critica.