"Una tela dipinta con la violenza": l'ha descritta così, il pediatra Attilio Mazzei, la sorellina di Giuseppe, il bimbo di 7 anni picchiato e ucciso dal patrigno il 27 gennaio scorso a Cardito. Il medico ha trovato sulla bimba, anche lei vittima delle violenza del patrigno Toni Badre e dell'indifferenza della madre, Valentina Casa, i segni della furia dell'uomo che ora è sotto processo a Napoli per l'omicidio di Giuseppe e per il tentativo di omicidio della sorellina.

Mazzei, testimone del pm Paola Izzo, ha visitato la bimba circa 72 ore dopo i tragici fatti: "E’ stata presa per il collo e sollevata - ha detto rispondendo alle domande del pm - come in un tentativo di strozzamento che, se prolungato, avrebbe potuto anche provocare la morte. E’ stata presa a calci e colpita con un oggetto compatibile per forma con un manico di scopa, da destra verso sinistra e viceversa, in una sorta di accanimento".

Il medico, dopo le visite e i rilievi anche fotografici eseguiti in ospedale, ha sostenuto anche un colloquio con la bimba che rispondendo alle sue domande ha mimato i colpi ricevuti e riferito le urla della madre. "Mentre stava raccontando le violenze – ha detto il pediatra - si è fatta cupa e mi ha detto 'ora stai attento, potrebbe fare del male anche a te'". Il medico le ha poi chiesto cosa potesse renderla felice, e lei ha risposto: "adesso lo sono perché ora si fa dieci anni di galera".

Secondo Balzano, inoltre, la morte di Giuseppe sarebbe sopraggiunta tra le 9 e le 11, in quella che, nella scorsa udienza, una testimone ha definito "la casa degli orrori". I soccorsi, però, sono stati chiamati solo alle 14, quindi molte ore dopo.