“È nostra volontà non far pagare le partite pregresse con la GORI”. Ad affermarlo è stato il vicesindaco Pietro Amitrano che ha introdotto il dibattito ‘Acqua bene comune’, promosso proprio dall’amministrazione comunale. “È paradossale – fanno sapere dall’amministrazione – che gli enti locali, depositari delle competenze in materia di acqua, debbano continuare ad assistere inermi al tartassamento dei propri cittadini a causa dei ritardi della Regione nel varare la nuova disciplina di governo del territorio”.

Alle parole dell’amministrazione hanno fatto eco quelle dell’avvocato Grauso della Federconsumatori. “In effetti – ha ribadito il legale – entro il 31 dicembre di quest’anno, la giunta della Campania dovrà deliberare il riordino del sistema idrico. L’ultima parola spetta quindi a Caldoro che, con l’organizzazione anche degli ATO, deciderà le sorti della fornitura idrica nella Regione”.

I ‘problemi’ legati alla gestione dell’acqua partono dal lontano 2000. “Fu proprio in quell’anno – racconta Grauso – che subentrò la GORI. Nel 2011 c’è stato il referendum che ha reintrodotto la possibilità di pubblicizzare di nuovo la fornitura. Purtroppo, però, i soldi che ci ha addebitato l’attuale gestione risalgono al periodo 2006-2008, quando fu creato un primo debito di 75 milioni di euro”.

Ad oggi il totale del debito è di 122 milioni di euro che i contribuenti campani dovrebbero pagare. Il condizionale è d’obbligo perché, come ha spiegato l’avvocato, si stanno preparando due ricorsi che serviranno da un lato a bloccare il pagamento dei debiti pregressi, dall’altro a rimettere nelle mani delle amministrazioni pubbliche la gestione idrica.


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