Boscoreale. Traffico di droga dalla Spagna ed armi: confermate in appello le condanne a 38 anni di carcere per i 13 protagonisti della retata “Meccanico”, l’inchiesta condotta dai carabinieri del Ros che nel 2013 smantellarono il presunto cartello criminale facente capo ai Gallo-Limelli-Vangone, e operante nei comuni di Boscoreale, Boscotrecase, Poggiomarino, Terzigno e Pompei, ma anche a Scafati e San Marzano sul Sarno. Per tutti gli imputati, in primo grado, era già caduta l’aggravante di tipo camorristico.

L’INCHIESTA. La banda fu sgominata nel mese di giugno da un blitz dei Ros di Napoli, che riuscirono ad intercettare prima diversi carichi di cocaina provenienti dalla Spagna, poi le armi che – sempre secondo gli inquirenti - venivano custodite dal carrozziere Cirillo, alias Ferdinando “’o battilamiere”, fratello di un ex consigliere comunale di Pompei ed a cui venne ispirato il nome dell’operazione “Meccanico”. Per l’accusa, Cirillo gestiva tutto dal civico 18 di via Tre Ponti dove, all’interno dell’officina meccanica sotto la sua abitazione, aveva allestito un vero quartier generale per gli affari malavitosi.

LA SENTENZA. Per i principali protagonisti dell’indagine, dunque, verdetto lieve anche in appello. I giudici della sesta sezione della Corte di Napoli hanno confermato la condanna a sei anni per Ferdinando Cirillo, difeso dall’avvocato Guido Sciacca, già assolto in primo grado per nove capi d’imputazione rispetto ai sedici contestati. L’Antimafia, per il “meccanico”, nel 2013 aveva richiesto 20 anni di galera. Stesso copione per Giovanni Antonio Vangone, assistito dall’avvocato Antonio de Martino: confermata la pena a tre anni e sei mesi, inflittagli in primo grado in relazione ad un’unica “partita” di hashish (di 12 anni la richiesta originaria). Sensibile sconto in secondo grado invece per Francesco Alfano (4 anni e cinque mesi), Sabatino Auricchio (2 anni), Maurizio Grieco (3 anni), Giuseppe Chiaro (2 anni e nove mesi) e Maria Milone (2 anni).