I volti segnati dalla fatica. Il ricordo che fa capolino ad ogni passo, gesto e luogo che parla ancora di Antonio. Un giovane commerciante che la sera dell’antivigilia di Natale è stato strappato alla vita per mano di una banda di criminali, ancora in fuga.

E’ passato quasi un anno dalla morte di Antonio Morione, ma la comunità di Boscoreale e quella di Torre Annunziata non hanno ancora dimenticato una simile tragedia. E’ ora di pranzo quando Noemi e Tancredi, due dei suoi tre figli, pulisce la pescheria “Il delfino”, l’attività di famiglia. La più piccola, di soli 13 anni, è a scuola e tornerà fra poco a casa. Anche Maria, la mamma, è lì per lavorare e portare avanti una delle passioni di Antonio.

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“Amava la pesca, il suo lavoro era speciale perché lo faceva con il sorriso – ricorda Noemi -. Sapeva prendersi cura degli animali, della strada e dei clienti. Tutti gli volevano bene ma quel giorno quei bastardi hanno deciso di aprirci le porte dell’inferno”. La ragazza ricorda tutto di quella sera: “Mi hanno puntato la pistola addosso, ma papà aveva già capito tutto e cercato di attirare i malviventi fuori dalla pescheria. C’era tanta gente che poteva andare di mezzo, ma lui con la sua reazione ha evitato il peggio. Ma ci hanno portato via lui e per questo io voglio giustizia”.

Antonio Morione, quando ha visto la pistola puntata alla testa di sua figlia, ha reagito. Ha preso il coltello e ha bucato la ruota della macchina dei malviventi. Nella fuga gli hanno sparato senza pensarci due volte. Quando papà si è accasciato a terra, pensavamo si stesse riparando dai proiettili, solo dopo abbiamo capito che ce l’avevano ammazzato. E’ morto da eroe ma ci manca ogni giorno”.

A ricordarlo è anche la mamma, Maria. “Quella mattina ci svegliammo insieme alle tre, come ogni giorno, per prenderci un caffè e prepararci alla giornata. Poi quando sono tornato a casa ho visto tutte le sue cose, le sue pantofole. Sono scoppiata a piangere, è in quel momento che ho realizzato che non l’avrei visto più”. I suoi figli non osano nemmeno accendere il suo computer, per non ritrovarsi dinanzi a loro i ricordi di un papà che ora non c’è più. E la mente corre, inesorabile, verso il prossimo 23 dicembre, quando sarà un anno da quando Morione non c’è più: “Invito tutti a venire qui e a farci sentire la nostra vicinanza – ha concluso commossa Noemi -. Per noi è importante. Anche se siete lontani, accendete un cero alle 21, per onorare la memoria di mio padre. E’ un piccolo gesto, ma che ci farebbe sentire meno il peso della sua assenza”.


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