Boscoreale. Supermarket della droga h24 e in perfetto stile “Gomorra”, gestito dai giovani rampolli vicini agli Aquino-Annunziata alle palazzine del “Piano Napoli” di via Passanti: a processo 6 minorenni, tutti accusati di spaccio tra gli isolati 25 – 26 – 27 – 28 del rione popolare, ritenuto la roccaforte inaccessibile della famiglia Padovani.

PROCESSO AL VIA. Il pm della Procura presso il Tribunale dei Minori di Napoli, Nicola Ciccarelli, ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato a carico dei 6 ragazzini (con età compresa tra i 16 ed i 17 anni), che disinvolti e spregiudicati si muovevano nei meandri delle “piazze” delimitate da paletti in ferro, cancelli con fessure per lo scambio droga-soldi e ronde a orari stabiliti.

A smantellare l’organizzazione – lo scorso 27 maggio - fu il blitz dei carabinieri del NOR di Torre Annunziata e della stazione di Boscoreale (agli ordini del comandante Andrea Rapone e del maresciallo Massimo Serra): in manette finirono 28 maggiorenni e 6 under 18 (in basso il link al video dell’operazione).

A “sfilare” dinanzi ai giudici – il prossimo 30 agosto – anche il “rampollo-principe”: G.P. (16) considerato vera e propria figura di spicco del gruppo dei minorenni. Lo scorso 3 giugno, il 16enne del Piano Napoli era finito in una comunità di recupero a Casal di Principe. Secondo l’accusa era lui, figlio di uno tra i maggiori boss del clan Aquino-Annunziata, l’indiscusso “capo-branco” dei ragazzini attivi giorno e notte alle palazzine della “Scampia del Vesuviano”.

A decretarne la scarcerazione, a pochi giorni dal suo arresto, il gip del Tribunale per i Minori di Napoli. La posizione di G.P., dopo le prime battute processuali, risulta comunque molto ridimensionata. Il giudice infatti, liberandolo su istanza del suo legale, l’avvocato Gennaro De Gennaro, ha operato una riqualificazione delle diverse condotte di cessione contestategli, accogliendo in toto la richiesta difensiva.

Stessa sorte per il minore L.G. (17), difeso dall’avvocato Maria Sella, uscito dalla comunità  di recupero e adesso sottoposto soltanto a prescrizioni. Ora i difensori degli imputati avranno 15 giorni di tempo per opporsi al giudizio immediato, scegliendo un rito alternativo.

L’INCHIESTA. Le indagini, condotte dai militari in via Passanti Scafati dal settembre 2014 al febbraio del 2016, hanno permesso di ricostruire 400 episodi di cessione. Decisivi gli appostamenti delle forze dell’ordine tra le vedette piazzate nelle strade buie del rione. La droga era nascosta in mezzo ai cespugli o all’interno di vetture abbandonate. Lo schema era semplice.

Uno degli indagati (25 anni, non arrestato al termine del blitz di maggio) trasportava l’acquirente in auto nel parcheggio dell’isolato 27. Poi, accompagnato da uno dei 6 minorenni, il “taxista” si trasformava in vedetta, girando attorno all’edificio per spiare eventuali blitz dei carabinieri. Il semplice fischio di un ragazzino dava infine il via libera alla cessione della dose.

Il supermarket della droga era sempre aperto: 8 persone per turno, con lo scambio droga-soldi che avveniva in fasce orarie precise e a tariffe stabilite. Si andava dai 10 euro per una dose di marijuana, passando per i 20-25 euro da sborsare per un pallino di “coca”, fino ai 20 euro a dose per il crack. Alcuni pusher, dinanzi al gip, hanno ammesso le loro colpe: «Abbiamo spacciato per fame, perché eravamo disperati»


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