E’ sera in Tribunale. L’attesa cresce, snervante, col passare dei minuti, i giudici chiusi da cinque ore in stanza, il tramonto già all’orizzonte e un dolore, fortissimo, sempre in petto. E’ il dolore di Giuseppina e Michele Pagano, i genitori della piccola Antonia, morta cinque giorni dopo il parto all’ospedale di Boscotrecase, per le “inopportune” manovre di Kristeller (manovra ostetrica bandita in molti Paesi europei) praticate in sala parto quel maledetto 20 novembre 2010 sul corpo di Giuseppina.

Giusi Pagano, quel giorno, se la cavò con dei dolori di troppo. La sua piccola Antonia no. Morì poco dopo per “una grave sofferenza ipossica”, che oggi i giudici imputano a quelle manovre. 'Strazianti' e praticate sul corpo della mamma dal ginecologo dell’ospedale di Boscotrecase, Angelo Mascolo, che oggi incassa una condanna a 4 anni e 6 mesi per omicidio colposo e soppressione di cartella clinica. Un anno in meno di carcere, invece, all’ostetrica Gelsomina Donadio (di tre anni per lei la richiesta del pm della Procura oplontina, Emilio Prisco), condannata per concorso in falso.

Entrambi sono pure interdetti, dal giudice monocratico del Tribunale di Torre Annunziata Maria Rosaria Aufieri, per cinque anni dalle professioni mediche e condannati a titolo di provvisionale a versare un'ingente somma in denaro alla mamma e al papà di bimba Antonia. Soldi che non serviranno. A nulla. Il loro dolore è eterno. Anche oggi. Quando letta la sentenza ormai è sera in tribunale e mamma Giusi, in aula come sempre, ascolta le condanne in silenzio. Poi piange disperata. Lacrime di rabbia, perché almeno la sua sete di giustizia è soddisfatta.

IL COMMENTO. L’avvocato Michele Riggi, difensore col legale Antonio Cirillo della famiglia Pagano costituitasi parte civile a processo (parte civile era anche l'Asl, cui vanno 15mila euro da risarcire in altra sede), è il primo a parlare: “La vicenda è tristissima, dai contorni inquietanti, ma la condanna è il segno della presenza dello Stato. Un plauso alla Procura, che ha lavorato duramente alla ricerca della verità”.

INTERCETTAZIONI-CHOC. “Questa sfaccimma di capa ha preso la insiria e poi altre teste che hanno preso la insiria più a lungo, i bambini si sono ripresi e sta puttana non si è voluta riprendere. Lo abbiamo avuto in culo, la verità è questa”. Agghiaccianti le frasi pronunciate dall’ostetrica Donadio, nell’intercettazione principe che solo a chiusura delle indagini ha consentito di svelare il tentativo dei medici di falsificare la cartella clinica.

Fu proprio Mascolo, con un vecchio Nokia, a registrare tutto nel suo studio, all’insaputa dell'allora primario Luigi Marciano e della Donadio, due giorni dopo l'intervento e tre prima che la piccola Antonia morisse. Il file audio, consegnato da Mascolo in Procura, diede la svolta alla vicenda, per la quale l'ex primario del reparto di ginecologia dell'ospedale di Boscotrecase è stato già condannato in abbreviato a tre anni e otto mesi.