Boscotrecase. “Perché al Comune si ‘badgiava’ anche per gli altri? Come mai alcuni vigili, che risultavano in servizio, erano in strada con la loro auto privata”? Venti “fannulloni” rispondono al giudice e in sostanza ammettono le loro colpe. Due si avvalgono della facoltà di non rispondere e un dipendente travolto dall’ultimo scandalo in municipio si sente male per il caldo. Interrogatorio in aula sospeso. Si passa nell’atrio del tribunale. Ma dopo un sorso d’acqua e zucchero anche lui confessa al giudice: “ho sbagliato”.

I DETTAGLI. Terminati oggi dinanzi al gip gli interrogatori di garanzia per 23 dei 30 comunali di via Rio, accusati a vario titolo di truffa aggravata in concorso e false attestazioni in servizio. Quasi tutti hanno parlato, ma i dati forniti dalla macchinetta “marcatempo” del Comune, che documenterebbero ben 296 episodi di assenteismo dall’8 febbraio aI 21 marzo 2016, sono incontrovertibili.

Per questo i dipendenti hanno riconosciuto in parte gli addebiti, quantomeno sulle ore trascorse al bar o a giocare al Lotto. Ma in molti si sono anche difesi, precisando: “a volte il collega badgiava per me, però quel giorno c’ero anche io al lavoro”. Una coppia di coniugi “furbetti”, invece, ha riferito: “in pochi casi uno ha timbrato anche per l’altro. Ma entrambi eravamo presenti”.

Folto il collegio difensivo – tra gli altri i legali Elio D’Aquino, Nando Striano, Gennaro De Gennaro, Michele Riggi, Bernardo Brancaccio – che ha assistito in tribunale i presunti “fannulloni”. Per le posizioni più marginali diversi avvocati hanno già annunciato la presentazione al gip di un’istanza di revoca della misura. Per Salvatore Calamita, inserviente pulizie “factotum” agli Affari Generali del Comune di Boscotrecase, tra i due dipendenti che oggi si sono avvalsi, è invece pronto un ricorso al Riesame.

I VIGILI. “Usavamo la macchina privata perchè il Comune ha solo un’auto a disposizione di 16 dipendenti. Ci siamo allontanati sempre per ragioni di servizio e tra l’altro a spese nostre. Abbiamo chiesto un rimborso per la benzina. Non ce l’hanno mai dato”. Discorso a parte per i 6 vigili urbani travolti dall’inchiesta. Tra questi anche la neo-comandante della Municipale, Clotilde Maria Liotto, sospesa per 6 mesi perché – scrive il gip nell’ordinanza – “si è uniformata all’andazzo del Comune, assentandosi senza giustificazione”.

E invece proprio la Liotto avrebbe puntualizzato al gip la quasi totale assenza di vetture di servizio per il suo Corpo. Versione ribadita dal vigile urbano Francesco Di Palma e dall’ex capo della Polizia locale Damiano Policarpo, che nel corso delle indagini avrebbe messo in atto un vero e proprio tentativo di “inquinamento probatorio”. Anche per i caschi bianchi, gli avvocati starebbero già valutando il ricorso al Tribunale della Libertà.  

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GLI INDAGATI

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