Si apre il 60esimo anno di attività per la Boxe Vesuviana. La palestra dei campioni di Torre Annunziata raggiunge un traguardo storico, anche se per il Coni le candeline saranno “solo” 56.

E’ proprio Lucio Zurlo, da tutti oramai chiamato ‘u maestr, a spiegare il perché di tale incongruenza. “Nel 1960 gettammo le basi per aprire la palestra. Non la affiliai alla federazione per motivi economici, ma promisi che l’avrei inoltrata nel caso in cui fosse arrivato un erede maschio dopo mia figlia Mariapia. Così nel ’64, con la nascita di Biagio, ho mantenuto la mia parola. Nessuno si sarebbe aspettato che la Boxe Vesuviana diventasse un fiore all’occhiello della città, ma con una miriade di sacrifici ci siamo riusciti”.

Il 2019 è stato pieno di successi per il team oplontino. “Possiamo ritenerlo davvero da incorniciare –ha proseguito Lucio Zurlo- Irma testa si è laureata Campionessa d’Europa, ritrovando l’entusiasmo e la consapevolezza di poter partecipare alle prossime olimpiadi di Tokyo. Michele Baldassi, oltre ad aver conquistato il bronzo europeo, è diventato campione d’Italia, dimostrando di essere uno dei migliori prospetti italiani. Grande soddisfazione anche per lo school boy Angelo Di Luggo, che è giunto ai quarti di finale degli europei di categoria ed ha vinto l’argento a quelli italiani. Un plauso anche per i campioni regionali Damiano Opomia e Salvatore Pollio, che sono entrati di diritto nel taccuino dei selezionatori azzurri. Non bisogna dimenticare, però, anche la buona stagione di Salvatore Scognamiglio, Francesco Cuomo e Marzia Russo, che solo per un soffio non sono riusciti a partecipare alle fasi nazionali dei rispettivi campionati, gettando però le basi per un proficuo prosieguo dell’attività agonistica”.

E’ anche il momento dei ringraziamenti per Lucio Zurlo, che guarda a quest’anno con rinnovato ottimismo. “Un pensiero a tecnici, atleti e dirigenti, che hanno rappresentato con amore e appartenenza la Boxe Vesuviana nel mondo. In questo 2020 si rafforzerà anche la sinergia con l’Asd Boxing Castellammare di Stabia di mio nipote Mauro Caso. Preferisco non citare nessuno dei tecnici, in quanto potrei dimenticarne qualcuno, ma tengo a precisare che solo con il loro lavoro che riusciamo, oramai da più di mezzo secolo, ad essere un punto di riferimento per i giovani”.


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