Udienza alla Prima Corte d’Assise per l’omicidio di Mario Cerciello Rega, il brigadiere di Somma Vesuviana accoltellato e ucciso da Finnegan Elder il 26 luglio del 2019, mentre stava svolgendo in incognito il suo lavoro.

IL RACCONTO DEL COLLEGA. Questa mattina a parlare dinanzi ai magistrati è stato Andrea Varriale, il collega che era con lui il giorno della disgrazia. “Ci avviciniamo frontalmente ai due e tiriamo fuori il tesserino dicendo che eravamo Carabinieri. Dopo esserci qualificati ho riposto in tasca il tesserino. Mario ha fatto la stessa cosa. Abbiamo fatto quello che facciamo sempre. Loro non avevano nulla in mano. Noi andavamo ad identificare due persone. I due ci hanno immediatamente aggrediti. Io fui preso al petto da Natale e rotolammo in terra. Allo stesso tempo sentivo Cerciello che urlava 'fermati carabinieri', aveva una tono di voce provato". Il militare ha proseguito raccontando le fasi dell'aggressione. "Tutto è durato pochi secondi - ha aggiunto - io lascio andare il mio aggressore perché ero preoccupato per le urla di Mario. Alzo la testa e vedo lui in piedi che mi dice 'mi hanno accoltellato' per poi crollare per terra. Mi sono quindi tolto la maglietta e ho provato a tamponare la ferita, ma il sangue usciva a fiotti. Ho chiamato subito la centrale per chiedere una ambulanza".

Poi ha anche specificato il perché non fossero armati. “"Dovevamo avere la pistola ma per praticità e perché dobbiamo mimetizzarci l'arma è più un problema, non mi è mai capitato di doverla usare nel servizio nella zona della movida. La Beretta pesa oltre un chilo ed è lunga 25 centimetri. Io ero vestito con una polo. Il nostro obiettivo, quando facciamo quel tipo di servizio, è confonderci tra la gente e mimetizzarsi. La zona di competenza era quella che va da Ponte Sisto, Campo de Fiori e piazza Trilussa, il turno era dalla mezzanotte alle sei di mattina. Giravamo a piedi perché i controlli sull'attività di spaccio non si può fare in auto”.

LA PERIZIA. Il processo è stato poi fermato a causa di un malore accusato dal suocero di Mario Cerciello Rega. Poi è ripreso con la perizia psichiatrica svolta dai professori Stefano Ferracuti e Vittorio Fineschi. “Si ritiene che Finnegan Lee Elder fosse capace di intendere o di volere al momento del fatto ed è per questo "imputabile". Elder "è persona che presenta un disturbo di personalità borderline-antisociale di gravità medio elevata, una storia di abuso di sostanze (in particolare Thc) e un possibile disturbo post-traumatico da stress". Per i periti "tuttavia non è possibile dimostrare che la condizione mentale accertata nell'Elder abbia compromesso la libera capacità decisionale del soggetto al momento del compimento dell'azione delittuosa: riteniamo perciò che il signore sia da valutarsi come imputabile all'epoca dei fatti".