Un primo comunicato alle ore 22 del 30 giugno dove hanno dichiarato “chiusa l’esperienza amministrativa del gruppo ‘Alternativa pompeiana’ con il sindaco Uliano”. Un secondo, dopo meno di 24 ore dal primo, dove ‘il trio di Messigno’, con un volo pindarico, è tornato sui propri passi. Da un lato, si legge, sostengono che “il rapporto di fiducia con questa maggioranza è fortemente compromesso”, ma, dall’altro pronti a “sostenere i provvedimenti che guardano all’interesse generale della città”. Per quale motivo? Perché, sempre secondo Calabrese, De Gennaro e Sabini: “Le forze che hanno inquinato la vita pubblica di Pompei provano a riorganizzarsi per rimettere le mani sulla città”. È l’ennesima bufera politica che si abbatte sul Comune degli scavi. L’ennesimo rimpasto all’orizzonte dell’era Uliano che, ad inizio 2015, puntava al record di assessori cambiati, con in media uno al mese.

Gli affondi dall’opposizione portano la firma di Franco Gallo, ex competitor alla poltrona di primo cittadino ma soprattutto capogruppo del PD nell’assise pubblica. Ironia della sorte, lo stesso partito sia di Uliano che dei ‘dissidenti’. Come dire, i problemi interni ai Dem non riguardano solo Napoli, tutt’altro. “Sono incomprensibili le ragioni politiche, se a giustificare la revoca si pongono elementi di maleducazione o presunta tale dell’assessore”. Sostiene Gallo, che lascia il suo pensiero al pubblico dei social.

“Un fatto – continua – che fa denotare, sin dal suo insediamento, l'inconsistenza programmatica di questa amministrazione, sorta solo per caso, impegnata a fare le lotte agli uomini, senza minimamente pensare a cosa fare per la città”. Poi una puntualizzazione: “Troppi i casi in cui sono venuti meno i rapporti di fiducia tra il sindaco ed i suoi assessori, tra l’altro scelti da lui”. E ancora, le dichiarazioni del sindaco Uliano “in merito al lavoro svolto dal suo esecutivo, facendolo apparire ‘scarso e privo di adeguate competenze’. È la dimostrazione di quanta inconsapevolezza c'è nella azione amministrativa”.

Quindi la chiusura netta: “Credo che sia arrivato il momento di tirare le somme. Non servono calcoli numerici per dire che questa amministrazione è arrivata al suo capilinea. Perché essa non è mai partita”.


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Uliano manda a casa Cascone