Potrebbe legarsi al nome eccellente di Michele Palumbo, 46 anni, da sei in carcere, la sanguinosa verità sul duplice agguato di camorra costato la vita ai fratelli Marco e Maurizio Manzo, di 39 e 32 anni, esponenti di spicco degli Ascione-Papale di Ercolano, trucidati il 10 febbraio 2007 da uno spietato gruppo di fuoco in azione all’interno del bar “Maemi” di Terzigno.

Conosciuto negli ambienti criminali come il “munnezza”, Palumbo, per l’Antimafia uno dei killer più efficaci del clan camorristico Gionta di Torre Annunziata, ha da poco deciso di collaborare con la Dda di Napoli. Era il 26 maggio scorso, la notizia fece rapidamente il giro della città e dell’hinterland vesuviano. A ‘tremare’, quel giorno, fu soprattutto una famiglia: la più potente, quella dei ‘Valentini’, già decimata dagli ultimi arresti e dallo sgombero della propria roccaforte di via Bertone.

IL PROCESSO La sentenza sull’omicidio dei fratelli Manzo è attesa a breve. Il pm Antimafia, Pierpaolo Filippelli, ha chiesto in requisitoria il massimo della pena per Pasquale Gionta, Giovanni Iapicca e Alfonso Agnello, considerati mandanti ed esecutori materiali dell’agguato teso - questa l’ipotesi degli inquirenti - dai vertici dei Birra-Iacomino d'accordo con i Gionta, che a loro volta fornirono un gruppo di fuoco per vendicare l'omicidio di un affiliato, Giuseppe Infante, cognato del boss Giovanni Birra di Ercolano, ucciso il 28 giugno 2001. Al "super-boss" giunse voce che i fratelli Manzo parteciparono al massacro. Per questo, secondo la Dda, ordinò insieme a Stefano Zeno la loro esecuzione, usando il braccio armato dei "Valentini”.

Processo complicato ed arricchito in aula dai racconti di altri pentiti di spicco della camorra di Torre Annunziata: Vincenzo Saurro, alias "sciabolone" e Aniello Nasto. Il primo, ascoltato l’ultima volta a febbraio in videoconferenza sull’agguato ai fratelli Manzo, decise di pentirsi nel 2013 “dopo una grazia ricevuta da Padre Pio”.

Il racconto più pesante a processo, però, deve ancora arrivare, proprio a richieste di pena ultimate. Sarà quello di Michele Palumbo, pronto a vuotare il sacco forse anche per incastrare chi, a sua volta, ha fatto il suo nome in altri casi (il “munnezza”, ex braccio destro di Umberto Onda e arrestato dopo quasi due anni di latitanza, “vanta” pure una condanna all’ergastolo per l’omicidio del pregiudicato Ettore Merlino). La sua verità potrebbe riscrivere, al ‘fotofinish’, la storia del duplice omicidio di camorra nel 2007 a Terzigno, tirando in ballo anche altri nomi tra il ‘gotha’ della camorra oplontina.