Quasi due ospedali su 10, tra pubblici e privati, sono rimandati sulla base della valutazione di criteri standard di qualità dell'assistenza. La maggioranza al Sud. Emerge dal Programma nazionale esiti 2025 di Agenas. Sono infatti state individuate 197 strutture - su 1.117 strutture di ricovero valutate - da sottoporre ad un processo di revisione della qualità tramite audit. Lo scorso anno erano 239: 68 di tali strutture hanno superato la criticità, mentre 26 nuove strutture sono state identificate quest'anno. Le rimandate sono soprattutto in Campania (51) e Sicilia (43). Zero in Valle d'Aosta, nella provincia di Trento e in Umbria.

Un dato pesante, il più alto in Italia. Ma ci sono anche strutture sanitarie che sono migliorate rispetto allo scorso anno - cinque - e altre che rappresentano una eccellenza. Secondo il rapporto la qualità dell'assistenza migliora, ma il sistema rimane segnato da forti diseguaglianze territoriali, e da un divario Nord-Sud, ad esempio, sui volumi per la chirurgia oncologica complessa di pancreas e retto, sulla tempestività di accesso a procedure salvavita e sull'appropriatezza clinica in area materno-infantile. In Campania c'è una sola struttura, su 15 in Italia, che ha raggiunto un 'livello molto alto' su almeno 6 aree: vale a dire l'Azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli. Andando ad un livello più dettagliato di analisi, che ha preso in considerazione separatamente i singoli ambiti clinici, nell'ambito cardiocircolatorio spicca la Casa di Cura di Montevergine, in provincia di Avellino, mentre nell'ambito del sistema nervoso ha raggiunto standard molto alti l'ospedale di Salerno San Giovanni di Dio e Ruggi D'Aragona.

C'è, poi, l'ambito della chirurgia oncologica, valutato mediante 7 indicatori. Delle 51 strutture che hanno raggiunto un livello molto alto, 38 strutture sono state valutate almeno su 4 indicatori e tra queste c'è l'Istituto nazionale tumori di Napoli e la Fondazione Evangelica Betania, sempre a Napoli. Per quanto riguarda gravidanza e parto, una sola struttura ha raggiunto un livello molto alto, la Fondazione Evangelica Betania. Ben dieci, invece, sono le strutture che si distinguono nell'ambito osteomuscolare:in primis la Casa di Cura Pineta Grande a Castel Volturno (Caserta) e la Fondazione Evangelica Betania. Quello che pesa sono le strutture, ben 51, che hanno registrato secondo il rapporto un livello molto basso (rosso) di aderenza agli standard di qualità negli ultimi due anni di valutazione, su almeno un indicatore di processo o di esito del treemap e la criticità nella codifica delle variabili cliniche o dei campi relativi alla data e ora di intervento. 

"Il livello di assistenza ospedaliera è migliorato ma restano delle criticità, principalmente dovute al divario ancora presente tra il Nord ed il Sud del Paese ma anche tra le aree cittadine e quelle periferiche". Lo ha sottolineato il commissario straordinario dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), Americo Cicchetti, in occasione della presentazione al ministero della Salute del Programma nazionale esiti (Pne) 2025. "Un altro aspetto da monitorare ed indagare - ha spiegato Cicchetti - è quello delle liste di attesa anche negli ospedali per interventi chirurgici. Attualmente si monitorano le liste di attesa per l'attività ambulatoriale. Ora svilupperemo un sistema per monitorare anche le liste di attesa per le attività in ricovero". Quanto agli esiti delle strutture, "le eccellenze vanno comunque ricercate e vi sono infatti delle eccezioni - ha rilevato Cicchetti -. Ad esempio vi sono strutture con livelli alti anche in Campania, Puglia e Basilicata. Le eccellenze non sono solo al Nord". Il commissario Agenas ha quindi sottolineato l'importanza dello strumento Pne: "Laddove ci sono infatti standard di organizzazione, tecnologici e professionali comuni e validi per tutti, il sistema - ha concluso - migliora globalmente". 

 

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