“La legalità è il rispetto delle regole. Del resto se ci sono ci saranno delle ragioni. Rispettarle rende tutto più facile ed al momento opportuno ci aiuteranno a scegliere dove stare”. Risponde così, Raffaele Cantone, ad una delle prime domande dei piccoli dell’Istituto Leopardi di Torre Annunziata che ha incontrato ieri mattina, 16 maggio. I giovani alunni della scuola oplontina hanno proposto una serie di interrogativi al presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, strappandogli spesso qualche sorriso.

Domande spontanee e qualcuna un po’ più preparata hanno permesso al numero uno dell’ANAC di spaziare su tantissimi temi, dal suo lavoro alla camorra, passando per la cultura. Di seguito alcune di queste.

Come svolge il suo lavoro? Con quali metodi e mezzi?

“Noi controlliamo le pubbliche amministrazioni. Se queste pubblicano gli appalti sui computer. Quando dobbiamo prendere delle carte andiamo dalla polizia o dalla guardia di finanza. Oggi il computer ci ha aiutato tantissimo, consentendoci di abbattere le distanze”.

Nei Tg usano spesso la parola trasparente. Ma che significa? Essere invisibili?

“Il contrario. Se non ho nulla da nascondere mi mostro per quello che faccio. Diciamo che è un modo per far vedere tutto e chi esercita il potere deve rendere tutto pubblico”.

Il suo ruolo porterà a controllare ed eliminare la corruzione?

“C’è da dire che è una malattia che esiste da sempre e riguarda tutti gli Stati. Pensate, piccoli, che anche nella Bibbia c’è un primo esempio, quando Eva corrompe Adamo. Il Italia per troppi anni non si è fatta la lotta alla corruzione ma, adesso, la trasparenza degli atti può essere un antidoto”.

Quali sono gli aspetti positivi del suo lavoro?

“Sono molto curioso. Mi sono iscritto a giurisprudenza perché volevo comprendere da me le leggi. Ho capito tante cose quando facevo il pm. Però, il momento più difficile è quando ho avuto le minacce e la scorta. I miei figli si sono sentiti isolati dagli amichetti che quasi avevano paura di venire a casa. Fortunatamente abbiamo risolto”.

Perché la camorra si serve dei ragazzi della nostra età?

“Perché è un’impresa e come tale sceglie le persone giuste per i lavori che deve fare. A Scampia, ad esempio, usa i ragazzini fuori le vele per dare indicazioni a chi vuole comprare la droga o per avvisare quando arriva la polizia. Ai piccoli li paga poco e corrono pochi rischi però un po’ alla volta li tira dentro”.

La disoccupazione è causa della criminalità?

“Di sicuro il contrario, la criminalità è causa della disoccupazione. Poi è vero che chi non hai un lavoro può cedere più facilmente al richiamo di delinquere ma ci sono anche tantissimi disoccupati che non lo fanno e vivono la vita in maniera umile”.


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La lettera di don Antonio

L'intervista a Cantone