“Il container dentro cui viaggiava la droga era di proprietà di un ambasciatore italiano in Sud America. Per il ruolo che rivestiva non avremmo potuto operare autonomamente. Lo abbiamo aperto comunque su indicazioni del procuratore Pierpaolo Filippelli. Dovevamo agire in fretta per evitare che la Guardia di Finanza si inserisse nell’operazione”.

E’ il racconto del tenente colonnello Lorenzo Marinaccio sul noto sequestro del carico di droga nel porto di Napoli, avvenuto a gennaio del 2009 destinato al boss di piano Napoli di Boscoreale Francesco Casillo, meglio noto come “a vurzella”. Marinaccio all’epoca era funzionario del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Torre Annunziata, a stretto contatto con quelli che il pm Ivana Fulco ha indicato come i presunti “carabinieri infedeli”.

“Sario era il mio superiore – ha raccontato Marinaccio -. Mi disse di seguirlo in ufficio, dove mi mostrò un pezzo di carta con un codice seriale. Quel numero era di un container che poteva contenere droga. Una informazione confidenziale di cui ne ho avuto contezza solo quando ero giunto al porto di Napoli, quando ho sentito la conversazione telefonica che Sario ha tenuto con il procuratore Filippelli”.

Una volta aperto, nel container furono trovate 8 sacche nere. Al ritrovamento la squadra sul posto si divise i compiti: “Sario andò in procura a riferire – ha continuato Marinaccio – mentre Acunzo e Desiderio dovevano portare il carico al comando provinciale per completare i test sul materiale ritrovato, eseguito approssimativamente sul posto. Siamo andati di fretta perché non volevamo che la Guardia di Finanza utilizzasse la nostra presenza lì per inserirsi nell’operazione”.

Di qui nacquero una serie di errori: “Dovetti dire un peso approssimativo al comandante Sario – ha precisato Marinaccio -. Riferii di una quantità tra i 320 e i 400 kg di cocaina. Poi si scoprì che il quantitativo era di 257 kg e abbiamo dovuto rettificare delle notizie che erano già state date alla Procura e alla stampa. Sario ebbe una pesante discussione con il colonnello Paris per questo motivo”.