Con i moderni studi botanici, condotti in parallelo con altre discipline interessate alle scoperte sulle piante e alle loro varie applicazioni, l’agricoltura ha fatto passi da gigante. Diversificare i propri prodotti, scongiurare naturalmente l’impoverimento del suolo e trovare soluzioni alternative all’incredibile fabbisogno mondiale di fibre, nutrienti e materiali naturali, sono solo alcune delle esigenze che l’agricoltura si trova a fronteggiare.

In questo rinnovato sforzo agricolo, un posto particolare lo occupa la pianta di cannabis, le cui applicazioni farmaceutiche, industriali e erboristiche sono innumerevoli.

Ma come adattare al meglio la pianta di canapa a queste necessità? Come facilitare agli agricoltori il recupero di una coltura storica, dopo un secolo di proibizionismo?

Ecco che la creazione di sementi particolari, come i semi di cannabis autofiorenti, sono pronti a giocare un ruolo fondamentale nell’economia del settore agricolo.

Semi di cannabis: uno per ogni esigenza

La pianta di cannabis, tra le più diffuse nelle zone a clima temperato, presenta caratteristiche peculiari che non sempre risultano essere adatte alle esigenze degli agricoltori.

Sebbene, infatti, la canapa sia una pianta molto robusta e che non presenta particolari cure, le dimensioni che può raggiungere e un ciclo produttivo lento non rendono la coltura perfettamente efficiente e adattabile a varie situazioni.

Ecco perché da tempo la migliore soluzione per coltivare cannabis è quella di affidarsi a semi appositamente selezionati in laboratorio per rispondere alle diverse esigenze di coltivazione.

Coltivare la cannabis: la pianta in natura

La canapa è una pianta erbacea che racchiude tre principali diverse specie. In Europa cresce autonomamente la specie ruderalis, caratterizzata da una crescita folta e da un fusto di circa 50 cm.

La specie ruderalis è apprezzata per la qualità della fibra e per la capacità di fungere da solida base per innesti con le altre specie: la sua resistenza e la necessità di poche cure la rendono un ottimo esemplare.

La coltivazione per scopo industriale o fito-terapeutico, tuttavia, si fonda sull’impiego di ibridi tra la ruderalis e le altre due specie, la indica e la sativa.

In particolar modo la cannabis sativa, tipica dell’Asia Centrale, è particolarmente apprezzata per le proprie fibre. Il fusto, potendo raggiungere anche i 5 metri di altezza, infatti, presenta fibre robuste e flessibile, eccellenti per la realizzazione di tessuti e materiali edili.

Ecco perché solitamente, per la coltivazione all’aperto, vengono prese in considerazione ibridi tra ruderalis e sativa, con prevalenza di quest’ultima.

Presentando una ramificazione non troppo fitta, essa si presta ad operazioni di serratura manuale, per isolare gli esemplari maschi dalla coltura.

Ricorrendo, invece, a semi di cannabis femminizzati, questa operazione non è richiesta.

Le principali limitazioni che si riscontrano nelle varietà di cannabis naturali riguardano i tempi vegetativi e di fioritura della pianta. Trattandosi di un’erbacea a ciclo annuale, infatti, se coltivata all’aperto essa permette un solo raccolto all’anno.

Prevalgono, per questo utilizzo, gli ibridi a prevalenza sativa per il maggior rapporto di fibre per pianta che possono essere ottenute in un ciclo di crescita.

Coltivare la cannabis: semi autofiorenti

Per impieghi diversi da quello industriale, invece, la coltivazione all’aperto impone limitazioni che possono essere aggirate acquistando, invece, semi di cannabis autofiorenti.

Questa tipologia di semi, attentamente selezionata in laboratorio, permette alla pianta di passare autonomamente tra il periodo vegetativo e quello di fioritura, indipendentemente dalle condizioni climatiche e dalla disponibilità di luce.

Per questo motivo questa tipologia di cannabis viene adottata per lo più per la coltura in serra o in luoghi a condizioni controllate.

Se all’aperto la pianta può affrontare un naturale percorso di crescita contando su 12/14 ore di luce al giorno, le pianta autofiorenti possono essere sottoposte ad illuminazione continua, in condizioni di umidità ottimali.

In questo modo un intero ciclo biologico può essere completato nell’arco di 8/10 settimane, permettendo di triplicare la produzione nei periodi utili. Da aprile a ottobre, le piante di cannabis autofiorenti, infatti, possono garantire più fasi di fioritura.

Questa risulta essere la condizione ottimale per tutte quelle colture che puntano al ricavo di prodotti per la fito-terapia e l’erboristeria, come semi e resina.

Da questi possono essere estratti olii, inflorescenze essiccate e concentrati dei cannabinoidi contenuti nella pianta, in particolar modo il CBD (Cannabidiolo).

Caratteristiche delle autofiorenti

Tra le principali caratteristiche delle autofiorenti, oltre al fatto di poter compiere in completa autonomia il passaggio dalla fase vegetativa a quella di fioritura, inoltre, vi sono le dimensioni ridotte.

Si tratta di piante appositamente pensate per la produzione in luoghi circoscritti proprio in quanto presentano dimensioni ridotte.

La selezione delle caratteristiche genetiche dei semi di autofiorenti, acquistabili liberamente presso i numerosi store online, come quello di SensorySeeds, predilige i fattori che contengono la crescita.

Le autofiorenti, infatti, in media non superano mai il metro e ottanta di altezza e tendono ad assumere un fenotipo cespuglioso, concentrando in poco spazio un gran numero di ramificazioni e un fitto fogliame. Le foglie, a loro volta, sono più robuste e di dimensioni ridotte.

Questo permette una maggior concentrazione di inflorescenze per pianta e per unità di spazio, permettendo alla coltivazione in serra o in ambienti chiusi decisamente più efficiente.

In base al tipo di coltura che si vuole realizzare e alle proprie disponibilità, si può optare per una soluzione piuttosto che l’altra.