Chi non si è mai chiesto come è andata a finire una storia raccontata in una canzone? Com’è andata a finire tra quei due? C’è stata risposta a una lettera inviata?

È stata questa l’idea ispiratrice di uno spettacolo teatrale di Cristiano Governa dal quale è stato tratto un film, prodotto da Giostra Film, che in questi giorni (nella settimana dal 1 all’8 marzo) è distribuito in oltre 100 sale in tutta Italia. Per la regia di Riccardo Marchesini, Film, Caro Lucio ti scrivo, racconta proprio il “come è andata a finire” di alcune bellissime canzoni di Lucio Dalla.

E grazie alla postina di Lucio, che ha aperto alcune delle lettere a lui indirizzate ed ha scoperto che alcuni protagonisti delle sue canzoni hanno preso carta e penna e hanno voluto scrivergli, con le voci narranti di Ambra Angiolini, Alessandro Benvenuti, Piera degli Esposti, Neri Marcorè, Ottavia Piccolo, Andrea Roncato e Grazia Verasani si entra proprio dentro le canzoni di Lucio, in un viaggio ricco di poesia e di emozioni.

Uno di questi episodi è ispirato alla bellissima canzone “La casa in riva al mare”, del 1971. La canzone narra di un carcerato che, dalla sua cella, vedeva una finestra alla quale si affacciava una donna. Lucio chiamò Maria quella donna, e Maria, adesso, gli scrive. Gli racconta della sua vita, fra pescatori e povertà. E di quando si accorse che un uomo, dietro le sbarre, la aspettava. Racconta a Lucio come scoprì di essere osservata, cosa significò per lei un amore così cieco, di un uomo che non sa chi sei e nemmeno che faccia hai. Ma, un giorno, la donna apre la sua finestra e attende che (come di consueto) le mani di lui facciano capolino dietro le sbarre, ma non accade. La donna attende qualche altro giorno, ma lui non c'è più.

Ad interpretare Maria è stata chiamata una bravissima attrice torrese, Cristina Casale, con alle spalle anni di studio tra Napoli, Roma, Spagna e Los Angeles, numerose esperienze, dalla prosa alla commedia all’italiana, al teatro di tradizione partenopea, oltre che varie partecipazioni in programmi televisivi Mediaset tra cui Le Iene, Scherzi a parte e nella fiction Rai La squadra.

Abbiamo rivolto qualche domanda a Cristina, in occasione dell’uscita del film.

“È stata un’esperienza meravigliosa. Basti dire che l’episodio “La casa in riva al mare” in cui io interpreto il ruolo di Maria, sarà narrato dalla bravissima Piera degli Esposti, ed è inutile sottolineare quanto questo mi abbia lusingata per l’ammirazione che da anni nutro per questa attrice straordinaria. Anche lavorare con Riccardo Marchesini è stata una bellissima esperienza. Riccardo è un regista generoso, voce sempre pacata sul set, di grande conforto nei momenti difficili tra un ciak e un altro. E ti dirò che anche il luogo, dove è stato girato, Comacchio, mi ha positivamente sorpreso. Credo che sia una città magica. Del resto, molti set sono stati ospitati qui. Antonioni, Pupi Avati solo per citare alcuni dei registi che hanno scelto la città che ha ospitato quelli che oggi sono considerati veri capolavori cinematografici. La stessa Sophia Loren, agli inizi della sua carriera, ha girato un film proprio qui.

E che emozioni ti ha suscitato interpretare il ruolo di Maria?

Maria è un personaggio che ho amato molto e che è paradossalmente opposto a me. La cosa che ci unisce è il senso di speranza, tipico della poetica di Lucio Dalla, che lei riesce a custodire attraverso l’amore per un uomo che non ha mai conosciuto, che vede tutti i giorni e che sembra ricambiare i suoi sentimenti. L’uomo è un carcerato. La mancanza di libertà oggettiva dell’uno e quella simbolica dell’altra, è stata all’origine del mio lavoro sul personaggio, una “gabbia “metaforica nella quale Maria vive, gabbia che non le permette di esprimere se stessa come vorrebbe.

C’è una scena che più di altre hai amato girare?

La bellezza di Maria è nella speranza che in sé custodisce. Non importa l‘esito della vicenda. Maria crede in qualcosa, nell’amore. La scena che ho amato più delle altre è quella girata in un carcere e proprio qui, come talvolta nella vita reale, questa speranza si trasforma in semplice illusione, un vuoto assordante che momentaneamente la disorienta, la distrugge. Ed ecco che ne percepiamo tutto il suo dolore e paradossalmente tutta la sua forza. Un lavoro duro se si pensa che è tutto stato improntato su espressioni, sguardi e pochissimi scambi di battute con il direttore del carcere, il bravo attore Marco Feo, ed è per questo forse che ho amato di più Maria in quel momento, nella difficoltà più forte per interpretarla. Sfida che da sempre anima le mie scelte artistiche motivandomi sempre più verso l’arte recitativa del vero.

Che rapporto avevi ed hai con Lucio Dalla?

Il “napoletano bolognese” più poetico che esista, continua a muoversi dentro di me come da sempre, per sempre.