E’ il 9 luglio 2015 il giorno tanto atteso dai familiari di Tommasina De Laurentiis (in foto), la giovane mamma di Torre Annunziata morta due anni fa nella sala operatoria dell’ospedale “S. Anna” di Boscotrecase. Dopo due perizie e venticinque lunghi mesi d’indagine il pm della Procura della Repubblica, Antonella Lauri, ha infatti chiuso il fascicolo che porterà in estate il primario Roberto Palomba, e gli assistenti Antonio Verderosa e Alberto Vitale, a rispondere dinanzi al gup oplontino Emma Aufieri di concorso in omicidio colposo e falso ideologico in atto pubblico.

La seconda ipotesi di reato è per aver manomesso la cartella clinica della 25enne, non riportandovi, questa la tesi del pm, un “secondo intervento” effettuato quando Tommasina era già morta: ago e filo per ricucire la vena cava e quella aorta addominale, entrambe tranciate "per sbaglio" poco prima.  

Queste dunque le accuse formulate negli avvisi di chiusura delle indagini che, a breve, saranno spediti ai tre medici (a loro volta poi con 20 giorni di tempo per rendere anche interrogatorio, ndr). “Siamo soddisfatti dell’esito dell’inchiesta – il commento dell’avvocato Gennaro Ausiello, legale della famiglia De Laurentiis, già pronto a costituirsi parte civile il 9 luglio a processo - . La seconda perizia, da noi richiesta, ha contribuito a far crollare un certo velo di omertà e reticenza di assistenti ed infermieri. Un silenzio - conclude oggi - che rischiava sul serio di sviare le indagini sul caso”.

Fu proprio la seconda perizia del dicembre scorso a dare una svolta all’inchiesta, cercando di far luce su un intervento “post-mortem” ai danni di Tommasina (entrata in ospedale l'8 marzo 2013 per una banale operazione alla colecisti). Perizia decisiva anche per il definitivo stralcio delle posizioni di quattro tra anestesisti e rianimatori: Angelo Naclerio, Giuseppe Oriolo, Nunzio Mennella e Maria Luigia Cirillo.


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La svolta