I summit dei D’Alessandro nei bar e ristoranti di Castellammare. Emergono nuovi, inquietanti dettagli dalle indagini che hanno portato al maxi blitz di questa mattina contro il clan D’Alessandro, che ha decimato i vertici della storica organizzazione criminale stabiese. Gli investigatori della DDA di Napoli, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, hanno ricostruito un quadro preciso delle dinamiche interne al clan, che continuava a gestire affari e ordini sul territorio nonostante gli arresti degli ultimi anni.

Secondo quanto emerso dalle indagini, i capi storici Pasquale e Vincenzo D’Alessandro, insieme a Paolo Carolei, avevano adottato una strategia di comunicazione “analogica”: dopo essersi liberati dei telefoni cellulari per evitare intercettazioni, i summit decisionali si tenevano nei bar, nei ristoranti e persino in alcuni negozi del centro cittadino di Castellammare. Lì, tra un caffè e una stretta di mano, venivano decisi ruoli, strategie e ordini da impartire agli affiliati.

Un metodo che, secondo gli inquirenti, permetteva ai vertici di mantenere il controllo sul territorio e continuare a esercitare la propria influenza nelle dinamiche criminali locali, dalla gestione delle estorsioni al controllo degli affari economici.

Le indagini, che proseguono senza sosta, puntano ora a individuare la rete di fiancheggiatori e complici che avrebbe garantito al clan la possibilità di muoversi indisturbato, nonostante la pressione investigativa degli ultimi anni.

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