Castellammare. Droga dalla Città delle acque per Gragnano: assolto Giuseppe Donnarumma, 24 anni, pregiudicato ritenuto dagli inquirenti vicino al clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Nel suo “curriculum” anche accuse per tentata rapina in stile “Arancia Meccanica” e porto abusivo di arma clandestina.

IL PROCESSO. Donnarumma stavolta era alla sbarra per detenzione ai fini di spaccio. Il 24enne era finito in manette nel 2014 in compagnia di un giovanissimo amico, Roberto Ferraro (19), che in tribunale aveva invece patteggiato la pena. I carabinieri, perquisendo l’abitazione di Donnarumma a Gragnano, avevano scovato 4,5 grammi di marijuana e 12,6 grammi di hashish. Il tutto già diviso in dosi, nascoste in diversi punti della casa.

Il pm Sergio Raimondi ne chiedeva la condanna a 3 anni. Il giudice del Tribunale di Torre Annunziata, Maria Laura Ciollaro, ieri ha invece assolto Donnarumma. Accolta la tesi difensiva dei suoi legali, gli avvocati Luciano Bonzani e Stefano Sorrentino: “assenza di prove dello spaccio”. La droga, dunque, era solo per uso personale.

IL ‘PRECEDENTE’. Giuseppe Donnarumma, nel 2012, finì in manette ad Ancona, nelle Marche: rapina aggravata in concorso, lesioni personali gravi, sequestro di persona e porto ingiustificato di armi le accuse a carico. Furono i carabinieri del NOR di Rimini a notificare al giovane stabiese un’ordinanza di custodia cautelare per la violenta rapina commessa il 5 novembre 2011 nell’abitazione di un’anziana 72enne.

Preziosi in oro per un valore di 18mila euro, 1880 euro in contanti, nonché un revolver “Smith & Wesson calibro 38” ed una pistola semiautomatica Galesi calibro 6,35, legittimamente in possesso del figlio della donna, fu il bottino della rapina in pieno stile “Arancia Meccanica”. Secondo la ricostruzione della Procura, Donnarumma con due complici entrò in azione non appena il marito della vittima uscì di casa. La signora aveva aperto la porta della tavernetta di casa per andare in giardino a stendere al sole alcuni vestiti. Avendone dimenticato alcuni, la 72enne era quindi risalita al primo piano della sua villetta.

Entrata in bagno, la vittima venne improvvisamente aggredita da dietro da tre giovani. Dopo averla afferrata per un braccio, il “branco” le aveva impedito di gridare, imbavagliandola e legandole mani e piedi con del nastro adesivo. La cassaforte era nella tavernetta. L’anziana venne quindi afferrata e trascinata con la forza, lungo la tromba delle scale interne, sino ai piani inferiori.