Catello Esposito, fiorista di professione, aveva 41 anni. Morì il 13 agosto 2012 poco dopo le 00.30 in una notte d’inferno, trascorsa solo per pochi istanti su un lettino dell’Ospedale “San Leonardo” di Castellammare di Stabia. Un altro presunto caso di malasanità. Alla sbarra per omicidio colposo, dinnanzi al giudice monocratico del Tribunale di Torre Annunziata Maria Concetta Criscuolo, oggi c’è Antonio Finizio: unico medico del pronto soccorso stabiese, imputato dal pm della Procura della Repubblica Barbara Lauri per la tragica fine del 41enne fiorista.  

Catello Esposito aveva una bimba di soli 5 anni. Viveva in un’umile casa alla Caperrina, con sua moglie Maria Manzo. La prima a soccorrerlo quella maledetta notte. “Aveva un dolore fortissimo al petto. Per evitare di fare tardi chiamai mio cognato, suo fratello. Prendemmo l’auto e di corsa andammo all’ospedale”, ha raccontato la donna al giudice nelle precedenti udienze. Anche ieri Maria, difesa dall’avvocato Alfonso Piscino, e costituitasi coi cognati parte civile a processo, ha ascoltato con dolore e rabbia, in composto silenzio, ma singhiozzando, le frasi choc di uno dei due infermieri (ora in pensione), che tre anni fa provarono a salvare la vita di suo marito.

“Sentì una macchina arrivare di corsa – ha svelato ieri in tribunale l’anziano paramedico - . Ero di turno, stavo in corridoio e vidi un uomo scendere dall'auto con un ammalato in braccio. Gridava forte. Fate presto, urlava. Portai col mio collega il malato nello stanzino del codice rosso. L’unico attrezzato con tutte le medicine. Il dottor Finizio ci seguì. Entrò con noi. Il paziente era pallido, non respirava bene. Gli facemmo un tracciato, poi provammo un difficile allaccio venoso. La vena non pompava, l’ago non prendeva ed Esposito peggiorava. Stava collassando”.

L’infermiere quasi piange, non ferma il racconto. Ricorda nei dettagli quella sciagura subita in corsia. Quasi un’onta per lui. Un vero professionista, con 15 anni di esperienza alle spalle presso l’Ospedale “Pascale” di Napoli. “L’ago nel braccio c’era, ma il sangue non usciva – ha continuato nel corso della sua lunga testimonianza - . D’improvviso, Esposito riuscì ad alzarsi e disse: mi manca l’aria. Fu un attimo e cadde morto all’indietro. Finizio stava nella stanza, accanto ad un altro paziente. C’era un secondo lettino. Ma non ricordo quella notte pazienti gravi, emergenze o altri codici rossi al ‘San Leonardo’ di Castellammare”