In seguito ad un lungo periodo di restrizioni, il ritorno alla socialità delle ultime settimane ha rappresentato un’autentica boccata d’ossigeno. Ciò ha spinto molti a spostarsi verso destinazioni, vicine o lontane, ritrovando la gioia che solo un “viaggio” sa trasmettere. Il governo italiano, in particolare, ha reso fattiva l’opportunità di muoversi “liberamente”, grazie ad un tampone COVID-19 negativo o all’attestazione del concluso percorso vaccinale (insieme ad una quarantena ridotta per chi rientra dall’estero - eccezion fatta per il Regno Unito).  Ma non è finita qui. 

Pare che le singole regioni italiane e l’Europa in generale, come già di recente anticipato, stiano predisponendo un “digital green certificate” - una carta/certificato verde - utile ad incrementare e rendere tracciabile il flusso turistico.

Queste premesse fanno ben sperare in un ritorno, se pur graduale, ad una “nuova normalità”, in cui la tutela della salute umana è un dovere primario. In tale contesto si fa strada il City branding.  I più attenti avranno già associato i termini, alla corrispettiva traduzione in lingua italiana, ovvero “marchiare, bollare una città”.  Non è tutto. Si tratta di associare ad un luogo ben preciso, non soltanto un marchio, bensì una vera e propria identità. 

Il City branding, nato dal più ampio Place Branding, insegna che ogni città ha un modo univoco di riconoscersi attraverso un’immagine, autentica o ideale, che “l’utente” percepisce grazie alla storia, all’architettura, alla natura o all’urbanistica; alla cucina o alla moda.

Questo “processo comunicativo” è, come lo definirebbero gli esperti, - oltre ad “una soluzione per attrarre visitatori ed eccellere nella competizione tra le metropoli, attraendo talenti ed investimenti” - lo storytelling della città: raccontarla ed identificarla utilizzando immagini, sensazioni, odori, colori.  Un esempio. Se vi dicessi Parigi, a cosa pensereste? Alla Tour Eiffel, alla piramide del Louvre, agli Champs-Élysées, all’insegna luminosa del Moulin Rouge, al profumo delle baguette, a Louis Vuitton, alle note de “la vie en rose” di Édith Piaf.

E dunque, cosa vuol dire oggi viaggiare attraverso il City branding?

Di certo, farsi guidare da un’idea ben precisa, da un concetto. Dall’esigenza di ritrovarsi in un luogo capace di generare empatia e benessere, per il “contenitore” che è, e per ciò che offre e rappresenta. Un viaggio green, alla ricerca del bello, attraverso architettura e design, potrebbe condurvi a Stoccolma, una delle capitali dell’Europa del Nord. La voglia di vivere come in una pellicola cinematografica od una serie tv cult, nella indimenticabile New York, “the never sleeping city”. L’idea di perdervi, senza una meta, in una delle linee metro più estese al mondo (The Tube) o di scorgere, alle finestre dei loro palazzi, principesse e regine rivivendo il mito di “Lady D.”, a Londra. 

“Buon viaggio, a vederci!”