Andrea Gallo, Fabio Carpentieri, Agostino Carbone: giovani, meno di 90 anni in tre, ma per il pm della Dda di Napoli Claudio Siragusa, già pronti a guidare la nuova ‘costola’ dei Limelli-Vangone, clan egemone nella gestione della droga e delle estorsioni a Boscotrecase e Boscoreale. E’ partito con una raffica di richieste di abbreviato il processo alle nuove leve della camorra vesuviana, fermate nel luglio scorso dalle forze dell’ordine anche per parentele e cognomi scomodi.

Andrea Gallo, considerato dagli inquirenti il promotore dell’associazione, è il fratello del ras ergastolano Giuseppe, alias “peppe o’ pazzo”, già spedito in carcere al 41-bis a Cuneo. Stesso discorso per Fabio Carpentieri (30 anni di Boscotrecase) ed Agostino Carbone, il figlio di Raimondo, storico luogotenente del boss Giuseppe Pesacane, che per prolungare la sua latitanza si circondava di fedelissimi, usando schede telefoniche intestate a prestanome per viaggiare indisturbato tra Boscoreale e la Lombardia.

IL PROCESSO. Le nuove leve del clan (difese dagli avvocati Ferdinando Striano, Gennaro Maiorano, Guido Sciacca e Giuseppe Ricciulli), alla sbarra dinanzi al gip di Napoli Vincenzo Alabiso, sperano tutte nello sconto fino a un terzo della pena. Strategia dettata dall’annullamento in Cassazione, per difetto di gravità indiziaria, dell’ordinanza di custodia alla quale sfuggì in estate il solo Agostino Carbone (poi costituitosi in carcere). Per tutti, l’accusa è di associazione di tipo mafioso. Alla guida della 'costola' il baby-ras Andrea Gallo (24), unico imputato per il duplice omicidio dei fratelli Roberto e Giovanni Scognamiglio, trucidati nella loro villetta di via Andolfi – secondo l’Antimafia partenopea – “per una partita di droga non pagata al clan”.