Quando un cortile e/o giardino o altro spazio in comune non presenta una specifica disciplina contrattuale vincolante per i comproprietari, l’uso di tali spazi è regolamentato dalle norme sulla comunione in generale.

Cosa succede quando uno spazio comune è abitato dai gatti randagi?

La sentenza 23693 del 30 Settembre 2009 emessa dal Tribunale di Milano costituisce un caposaldo giurisprudenziale in materia.

Secondo il Tribunale di Milano, nutrire e curare i gatti randagi presenti negli spazi condominiali non è vietato, purché ciò non costituisca danno per i condomini.

La legge 281 del 14 Agosto 1991 nel definire una colonia felina, stabilisce la territorialità della stessa, riconoscendole la necessità di avere un riferimento territoriale o habitat nel quale vivere.

Nessuna legge, né statale né regionale, vieta di alimentare i gatti randagi nel loro Habitat ossia in quei luoghi pubblici e/o privati in cui trovano rifugio e decidono di stanziare.

La norma stabilisce, ancora, che i gatti che si trovano nelle aree condominiali e, in queste, vengono alimentati non possono essere allontanati o catturati per nessun motivo, ad eccezion fatta di interventi sanitari o di soccorso motivati.

Solo l’Asl territorialmente competente, nel caso di gravi motivi sanitari o a tutela degli stessi animali, può valutare di spostare la colonia.

L’assemblea di condominio può vietare la presenza di una colonia felina?

Si. Tale divieto può, però, essere posto in essere quando vi sono fondati motivi di igiene (chi si occupa dei gatti deve garantire la pulizia e l’igiene degli spazi frequentati dai felini); ne deriva, pertanto, che la delibera assembleare deve essere compiutamente motivata da ragioni di sicurezza della salute pubblica.

In ogni caso, è bene ribadirlo, lo spostamento della colonia felina può essere effettuato solo dall’Asl territorialmente competente, previa verifica dello stato dei luoghi.