Un incubo durato due settimane. E’ la storia di Luca, un autista di Castellammare di Stabia finito in quarantena allo Spallanzani assieme ad una comitiva di turisti cinesi, sospettati di avere il coronavirus.

Una storia da film horror iniziato di ritorno da un volo effettuato con una coppia di cinesi contagiati dal virus. Poi il tour con partenza da Sorrento: “Siamo partiti alle 17 dalla penisola sorrentina – ha spiegato Luca -. Arrivati a Cassino ho contattato la reception dell’albergo che ci aveva rifiutato l’accettazione. Avevano ricevuto una Pec dalla Prefettura, con la quale erano obbligati a segnalare la presenza di gruppi turistici ‘cinesi”.

Spostati all’ospedale di Cassino, poco dopo l’arrivo del pullman sono arrivati Carabinieri, NAS, Sanitari dell’Asl di Cassino e Polizia per scortare il pullman fino allo Spallanzani perché, come detto dalle stesse forze dell’Ordine “saremmo rimasti lì”.

Da qui il periodo di quarantena per le 20 persone coinvolte (18 turisti, la guida e l’autista, ndr) durato due settimane, vissuto all’interno della struttura romana attrezzata per gestire le malattie infettive. “I primi 5 giorni sono stati da incubo – ha spiegato a “Il Corrierino” Luca -. Chiusi nelle rispettive stanze, senza tv ne telefono ne internet, estraniati dal mondo”.

Qualcuno si era già accorto che qualcosa non quadrava: “Molto probabilmente – ha continuato Luca - la coppia di turisti contagiati, si era accorta di avere qualcosa che non andava. Il giorno dopo essere arrivati a Malpensa hanno lasciato il gruppo dicendo che avrebbero voluto continuare il viaggio da soli. Qualche giorno dopo abbiamo appreso dai giornali che erano risultati positivi ai test. Non so agli altri, ma a me è cominciato a crollare il mondo addosso”.

Fino al giorno in cui Luca è uscito dallo Spallanzani: “Quando i medici mi hanno detto che era tutto nella norma e che sarei potuto uscire ho pianto e pregato”.

Oltre a Luca, nessuno della comitiva di turisti è rimasto infetto. Sono rientrati in Cina mentre l’autista stabiese è tornato nella sua Castellammare di Stabia circondato dagli affetti familiari.