E’ ritornata ieri sera dalla Cina dopo un lungo volo con scalo a Francoforte. Martina Conato, 27enne di Torre Annunziata, è una dei tanti connazionali presenti in Cina quando è “scoppiato” l’allarme coronavirus. Laureata in lingue lettere e culture comparate in cinese e spagnolo all’Università Orientale di Napoli, la studentessa torrese era partita a settembre dello scorso anno dopo aver vinto una borsa di studio con l’Università di Suzhou.

Martina ha deciso di ritornare in Italia lasciando la capitale della provincia cinese del Jiangsu, al termine del primo semestre di studio “ma ritornerò appena possibile in Cina. Ieri sera sono arrivata a Torre Annunziata dopo un lungo viaggio con scalo a Francoforte”. Martina per fortuna non ha contratto il virus, né è stata in contatto con persone che avevano sintomi. “Per eccesso di zelo – racconta la ragazza – io e l’amica che ha viaggiato con me ci siamo imposte un’auto quarantena evitando di entrare a contatto con persone influenzate. Stiamo alloggiando in un’abitazione lasciata libera da un’anziana zia. E’ una decisione personale, entrambe stiamo benissimo e non abbiano alcun sintomo”.

Il ritratto che la studentessa torrese ci trasferisce della sua esperienza in Cina sembrerebbe essere lontano anni luce dai toni “catastrofici” ascoltati in queste ultime settimane: “Sul coronavirus c’è un allarmismo eccessivo. Personalmente ho saputo di quanto stesse accadendo dalle notizie che mi arrivavano dall’Italia. A ridosso del Capodanno Cinese (25 gennaio, ndr) ero partita per Shandong per festeggiare a casa di un’amica, conosciuta nel corso del mio primo viaggio a Pechino. Da quel momento sono cominciati a giungermi dei messaggi, anche da persone che non conoscevo bene, che mi chiedevano di tornare a casa. Tutto ciò mi ha trasmesso tanta ansia. Per fortuna la madre della mia amica era una dottoressa e ha monitorato la situazione costantemente. Essendo serene sulla nostra salute, ci siamo dirette verso la sua tenuta in campagna. Poi dopo il Capodanno abbiamo saputo che avevano bloccato la città di Pechino e per paura che ci fosse impedito di andare via siamo rientrate anzitempo. Ed è stata una fortuna perché anche sia a Shandong che a Suzhou è accaduta la stessa cosa”.

Ma intanto Martina al ritorno all’Università ha trovato una situazione completamente diversa da quella lasciata prima di Capodanno: “Non c’è stato permesso di varcare la soglia del campus finché non abbiamo sostenuto delle visite mediche. Solo la mia amica aveva la temperatura corporea un po’ più alta ed ha dovuto fare un prelievo all’ospedale, risultato negativo. C’è stato poi un crescendo di restrizioni. E’ stato istituito un coprifuoco e spesso ci veniva misurata la febbre. Molti per paura non uscivano più dalle loro stanze”.

Da qui la decisione di ritornare in Italia: “I miei amici erano andati quasi tutti via per la fine del semestre e inoltre non avevo più la possibilità di visitare la Cina come avrei voluto. Sono serena perché so di aver preso le giuste precauzioni. Ma credo che ci sia bisogno di fare molta attenzione e di non creare un falso allarmismo. La gente focalizza la propria attenzione sui cinesi, addirittura c’è chi non entra in un loro negozio per paura di essere contagiato. Dovrebbero sapere che la trasmissione avviene solo per via orale e non per altri motivi. C’è tanta ignoranza attorno al coronavirus. Inoltre stanno mostrando immagini di cittadine cinesi vuote, ma è del tutto normale. Nel periodo di Capodanno molti viaggiano o tornano nelle loro città natali approfittando del periodo di festa. Solo a Wuhan si sta vivendo in un clima un po’ più particolare. Quando l’Università ci comunicherà che riprenderanno le lezioni prenderò il primo volo e tornerò lì a studiare”.