"Reticenza e molta confusione rispetto alla quarta dose del vaccino anti-Covid". A registrarla, soprattutto tra gli anziani, sono i medici di famiglia che sottolineano come, al momento, non sia ancora ben chiaro dove la somministrazione potrà essere fatta dal momento che, in varie aziende sanitarie, i medici di base potrebbero non partecipare a questa fase della campagna vaccinale per la mancata previsione del contributo economico relativo alle vaccinazioni.

"Il coinvolgimento dei medici di famiglia nella somministrazione delle quarte dosi di vaccino anti-Covid - spiega all'ANSA il segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti - dipende dalle varie aziende sanitarie e dalla condivisione del maccanismo di finanziamento, che al momento non pare ci sia. Dopo la fine dell'emergenza, infatti, non tutte le aziende sanitarie stanno confermando il contributo previsto di circa sei euro per somministrazione vaccinale ai medici di famiglia, dirottando le risorse verso altre priorità come ad esempio le liste di attesa". In provincia di Napoli ad esempio, afferma, "c'è una asl che ha già mandato una lettera ai medici dicendo di non fare più le vaccinazioni e di indirizzare i pazienti ai centri di distretto".

Si sta dunque creando, avverte il segretario Fimmg, "una grande confusione rispetto al dove potrà essere somministrata la quarta dose, anche considerando il fatto che la maggioranza degli hub vaccinali sono stati chiusi, ma penso che soprattutto per gli anziani sia complesso raggiungere i centri deputati mentre fondamentale sarebbe mantenere il medico di base come punto di riferimento". Ma c'è anche un altro dato: "Stiamo registrando una grande reticenza da parte di molti, soprattutto gli anziani, a fare la quarta dose. Siamo noi medici che dobbiamo pressare i cittadini per far capire l'importanza di questo richiamo, ed una certa reticenza si è già registrata anche tra soggetti fragili, per i quali la quarta dose era già indicata. L'aumento delle reinfezioni - chiarisce Scotti - sta cioè determinando una certa perdita di fiducia rispetto alla vaccinazione e il nostro compito è far capire che il vaccino mette comunque al riparo dalla malattia grave, anche perchè con il calo di protezione ad alcuni mesi dalla vaccinazione non è detto che non si possano presentare delle reinfezioni anche da variante delta con maggiori complicazioni polmonari, più gravi soprattutto se a carico dei più anziani". Pesa infine anche il fatto che "la fine dello stato di emergenza è stata equivocata e interpretata come la fine della pandemia. Questo - conclude il segretario dei medici di famiglia - può essere molto rischioso".


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