La terza dose della vaccinazione anti-Covid si conferma fondamentale per i soggetti immunodepressi come i malati oncologici, per i quali è già partita.

A dimostrarlo sono i dati di un nuovo studio italiano, il più grande al mondo sulla risposta immunologica e sulla sicurezza del vaccino a mRNA nelle persone colpite da cancro, che evidenzia come in questi pazienti il tasso di risposta anticorpale aumenta fino al 94,2% dopo la seconda dose, ma trascorsi 6 mesi il livello anticorpale si abbassa molto e dopo 9 si azzera. Da qui la necessità del richiamo che, come prevede la recente circolare del ministero della Salute, verrà ora esteso anche agli over-80, agli anziani nelle Rsa e al personale sanitario.

A fare luce sul legame tra vaccino e pazienti oncologici è dunque lo studio condotto dall'Istituto Regina Elena-Sapienza Università di Roma e pubblicato su Clinical Cancer Research, che ha arruolato 816 pazienti con diversi tipi di neoplasie solide in trattamento attivo o sottoposti a cure nei 6 mesi precedenti la vaccinazione anti-Covid.

Intanto, mentre è appunto in atto il richiamo con la terza dose per gli immunodepressi, ci si prepara all'avvio della rivaccinazione degli anziani nelle Residenze assistite Rsa.

A chiarire quale sarà la tabella di marcia è stato oggi Gianni Rezza, direttore della prevenzione del Ministero della Salute: "Stiamo partendo, come gli altri Paesi, coprendo le persone a maggior rischio. Quando sarà dato l'ok agli iperfragili? Probabilmente a ottobre, ma rispettando la tabella: avevamo cominciato con gli immunocompromessi. Sarà una campagna di vaccinazione graduale". Successivamente, la terza dose sarà estesa ulteriormente, conferma il sottosegretario alla Salute Andrea Costa. "E' ragionevole pensare che col passare del tempo si passi alla terza dose per tutti, ma - conclude - occorre sempre stabilire le priorità".

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