“E’ l’esito che ci aspettavamo, ma al processo non escludo di poter chiamare a testimoniare funzionari, dirigenti e assessori degli ultimi vent’anni”. E’ netto il giudizio dell’avvocato Gennaro Ausiello, difensore dell’architetto Massimiliano Bonzani, sull’esito dell’udienza preliminare per il crollo del palazzo di Rampa Nunziante. Il Giudice Maria Concetta Criscuolo, dopo aver ascoltato le diverse posizioni, a fine giornata ha rinviato tutti gli imputati a giudizio: tra questi, anche il tecnico. “Avvertiamo la pressione che c’è in città – spiega l’avvocato Ausiello -  la comunità chiede giustizia ed è una richiesta legittima. E’ nell’interessi di tutti velocizzare l’iter, purché si affronti la vicenda approfonditamente. Compito mio sarà quello di dimostrare in aula che il mio assistito non aveva nulla a che fare con i lavori al secondo piano che, secondo la relazione dei tecnici della Procura, hanno causato il crollo della verticale dell’edificio. Massimiliano Bonzani era il tecnico dichiarato unicamente dei lavori nell’appartamento al primo piano e, in un secondo momento, era stato coinvolto dai proprietari per lavori di manutenzione straordinaria delle facciate dello stabile, lavori che non sono mai partiti”.

IL REGIO DECRETO DEL 1939

Anche per quanto riguarda le accuse di falso ideologico, l’avvocato Ausiello, che difende l’imputato insieme all’avvocato Luciano Bonzani, contesta la definizione di edificio abusivo. “Il palazzo è stato costruito nel 1957 e all’epoca era in vigore il Regio Decreto del 1939 modificato nel 1942. La norma in questione faceva una differenza tra costruzioni nei centri abitati e fuori dai centri abitati. Chi intendeva costruire all’interno di un centro urbano aveva bisogno delle necessarie autorizzazioni. Chi invece – spiega l’avvocato Ausiello - intendeva costruire sui terreni fuori dai centri urbani doveva solo fare una comunicazione all’ente. Ebbene noi riteniamo che Rampa Nunziante, nel 1957, si trovasse fuori dal centro urbano di Torre Annunziata. Inoltre, se il palazzo fosse stato abusivo, si poteva regolarizzarlo sfruttando una delle tantissime occasioni avute, dal post terremoto fino alle diverse sanatorie e condoni dei governi degli anni passati”.

UNA RETE DI CONNIVENZA ALL’UFFICIO TECNICO?

E’ un aspetto sul quale insiste l’avvocato Ausiello, quello relativo alla documentazione afferente lo stabile crollato. “Se anche i giudici dovessero accettare l’ipotesi della Procura secondo la quale il palazzo fosse stato realizzato senza le preventive autorizzazioni, com’è possibile che nessuno al Comune si sia mai accorto di nulla? Credo sia troppo semplicistico ridurre il tutto al fatto che lì vi abitasse Giacomo Cuccurullo (responsabile edilizia privata dell’ufficio tecnico comunale e deceduto nel crollo insieme alla moglie e al figlio, ndr). Dobbiamo andare a fondo della vicenda e capire come mai un intero apparato amministrativo e politico si sia voltato dall’altra parte. Non escludo – conclude l’avvocato Gennaro Ausiello – di chiamare a testimoniare i funzionari dell’ufficio tecnico, i dirigenti e i diversi assessori ai lavori pubblici e urbanistica degli ultimi 20 anni”.

la decisione di abbattimento

La decisione del Giudice: tutti a processo

Prima udienza Rampa Nunziante