Il palazzo di Rampa Nunziante è crollato a causa di lavori fatti senza tener conto di sicurezza e legalità. Interventi pesanti e che hanno provocato la morte di 8 persone, tra le quali due bambini.

A 90 giorni esatti di attesa, sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna in primo grado per il crollo avvenuto a Torre Annunziata all’alba del 7 luglio 2017. Centottanta pagine firmate dal giudice Francesco Todisco nelle quali viene sposata in pieno la tesi dei consulenti della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, i professori Nicola Augenti e Andrea Prota. Bocciate in maniera netta dal Tribunale tutte le altre fornite dai consulenti, sia degli imputati sia di parte civile.

LE MOTIVAZIONI. “I lavori in corso al secondo piano – viene spiegato nelle motivazioni - modificarono le condizioni di equilibrio preesistenti delle strutture portanti, sia per effetto della demolizione di tramezzi divisori che collaboravano a sostegno dei solai e sia per effetto della turbativa apportata alla compagine muraria. L’aumento di carico sul maschio murario numero 3 e la sua riduzione di capacità portante dovuta al parziale scompaginamento della tessitura muraria hanno provocato lo schiacciamento del detto maschio e dunque l’innesco del crollo della verticale nord dell’edificio”.

A causare quindi il crollo per il Giudice sono stati la rimozione dei tramezzi che, insieme al maschio murario, mantenevano il solaio, e gli interventi al muro perimetrale, anche egli portante. Un fenomeno che era stano preannunciato con la comparsa di lesioni premonitrici. “Ignorare o sottovalutare tali segnali di pericolo imminente – ha spiegato il Giudice – che si erano manifestati per tempo, ha portato alle drammatiche conseguenze, per le vittime e per i responsabili, che ben conosciamo”. Approvata la tesi della Pm Andreana Ambrosino che aveva parlato di imperizia, imprudenza e totale ignoranza.

I PRINCIPALI RESPONSABILI. Le colpe maggiori sono state attribuite ai due architetti Massimiliano Bonzani e Aniello Manzo, il proprietario dell’appartamento al secondo piano Gerardo Velotto e l’operaio che ha operato al suo interno Pasquale Cosenza. In particolare, “Velotto ha ammesso di aver appaltato i lavori a Pasquale Cosenza, eseguiti in assenza di titoli, di aver incaricato l’architetto Bonzani per la progettazione della ristrutturazione e la direzione dei lavori, e di aver personalmente, insieme a Bonzani, dato l’ordine a Cosenza di procedere all’abbattimento dei tramezzi che fu causa del crollo”. Nel corso del processo, Manzo ha assunto una posizione di responsabilità, derivante da “una vera e propria condivisione di fatto con Bonzani nella direzione dei lavori al secondo piano”.

LA “PERICOLOSITA’” DI VELOTTO. Un passaggio chiave del giudice Todisco fa riferimento agli atteggiamenti assunti da Gerardo Velotto che ha “agito, anche con atteggiamenti arroganti nei confronti dei coinquilini, in totale spregio delle regole edilizia e di sicurezza, perseguendo solo il proprio interesse economico, eseguendo lavori abusivi che mai avrebbero potuto essere autorizzati. Tutti elementi sintomatici di una personalità caratterizzata da un rilevante grado di pericolosità sociale”. Analoghe valutazioni sono state espresse nei confronti di Massimiliano Bonzani che “ha asservito la propria attività professionale alle illecite richieste del Velotto e degli altri proprietari per i quali non ha esitato a formare una serie di atti dal contenuto ideologicamente falso”.

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