"Chiamatemi solo se cade il palazzo". E' il testo del messaggio, inviato da Massimo Lafranco, ritrovato in una chat nel telefono di Giacomo Cuccurullo. È il passaggio più inquietante e grottesco della requisitoria del pm Andreana Ambosino nel corso dell'udienza preliminare per il crollo del palazzo di Rampa Nunziante.

Oltre 40 minuti nel corso dei quali il pubblico ministero, che ha svolto le indagini con il pm Silvio Pavia, spiega quelle che secondo l'accusa sono le responsabilità della tragedia.

"Lavori portati avanti da Gerardo Velotto al secondo piano con assoluta spregiudicatezza" le dure parole del pm nei confronti del proprietario dell'appartamento al secondo piano, dove sono state asportate opere murarie fondamentali per la staticità del palazzo. Già 20 giorni prima del 7 luglio si verificarono le prime crepe nello stabile dovute allo schiacciamento dei solai. Nel corso delle settimane successive altri segnali hanno preceduto il crollo come la difficoltà di chiudere porte e finestre. "Una sottovalutazione del pericolo dovuta a una totale ignoranza tecnica".

Nelle prossime ore un approfondimento sulla prima udienza di questa mattina.

l'udienza preliminare