Come rendere al meglio un concetto se non con un modo di dire? Questi ultimi rappresentano senza dubbio il tratto più singolare di ogni lingua e sono spesso distintivi di un paese o di una regione. E se usati al momento giusto, sanno rendere al meglio un concetto, provocando spesso anche molta ilarità in chi li sente per la prima volta. La lingua italiana è piena di espressioni figurate, alcune delle quali sono ormai divenute così popolari da incuriosire circa le loro reali origini.

Acqua in bocca
Come esprimere al meglio l’invito a mantenere un segreto o a tenere la bocca chiusa? Sicuramente con la celebre espressione “Acqua in bocca”. Sembra che tale modo di dire sia opera involontaria di una donna incapace di mantenere i propri segreti. Questa, dopo una confessione, ricevette dal sacerdote una boccetta d’acqua santa, con la raccomandazione di berla nel caso in cui fosse stata assalita dalla voglia di rivelarne uno.

Aspettare la manna dal cielo
Chi non vorrebbe un intervento divino per risolvere ogni problema? Ma la verità è che l’autorità superiore non soddisfa spesso le richieste dei comuni mortali, ecco perché appare del tutto inutile “Aspettare la manna dal cielo”. Tale locuzione, che più propriamente vuol dire aspettare l’intervento altrui per risolvere una situazione, deriva da un racconto biblico. Secondo quanto scritto, Dio faceva scendere ogni notte dal cielo la manna, ovvero la linfa solidificata degli alberi di frassino, per nutrire il popolo ebraico fuggito dalla schiavitù.

Passare in cavalleria
Tutti abbiamo sentito pronunciare questa frase almeno una volta nella vita “Passare in cavalleria” che attiene a una mancanza, per esempio una cosa promessa ma non mantenuta o magari prestata e mai restituita. Nei tempi passati, nell’arma di Cavalleria militavano per lo più nobili e ricchi, mentre nella Fanteria prestavano servizio soldati di umili origini. Ai fanti venivano sequestrati vestiti, coperte, vettovaglie e tutto ciò che potesse rendere più confortevole la vita militare al “cavaliere”. Ovviamente tali oggetti “passati in cavalleria” non venivano più restituiti ai legittimi proprietari, da questo deriva oggi il famoso detto.

Mascalzone e Lazzarone
Veniamo ai termini più curiosi: “mascalzone” è molto usato e deriva dall’unione di maniscalco, stalliere e scalzo. Il modo di dire ha quindi origine dal pregiudizio sociale secondo cui chi versava in condizione di povertà fosse un poco di buono. Invece il termine “lazzarone” ha origini napoletane, precisamente nella Napoli del XVII-XIX, dove venivano chiamati “lazzari” i giovani della classe popolare che avevano difeso la città contro la Repubblica napoletana nel 1799 sostenuta dalla Francia. Si tratta di due termini molto singolari dal significato affine che rientrano a pieno titolo nella lista delle parolacce vecchio stampo in italiano stilata da Babbel, che ha individuato molti altri insulti vintage tipici della nostra lingua.

Ramanzina o Romanzina
Si scrive in tutti e due i modi: la conferma arriva direttamente dall’Accademia della Crusca che sottolinea però come la forma originaria sia la seconda che significa lungo racconto. Il termine “romanzina” deriva da romanzo, genere da cui però si discostava molto, ecco perché alla fine gli fu conferita la derivazione femminile “romanza” per delineare un componimento lamentoso. Anche in passato quindi devono essere stati in parecchi a rimanere vittime di una sonora ramanzina.

Vattelappesca
Meravigliosamente e volutamente sgraziata, la parola “vattelappesca” rende perfettamente l’idea del non essere a conoscenza di qualcosa. In senso letterale significa “vallo a pescare”, ma in senso figurato diventa un modo ironico per dire “chi lo sa” o “non lo so”. Questa particolare parola risale presumibilmente alla metà dell’Ottocento, mentre la sua sgrammaticatura aggiunge un'intensità tanto stizzita quanto rassegnata al senso figurato di un impenetrabile specchio d'acqua, davanti a cui si può solo brancolare con una lenza, senza sapere che cosa si potrà tirare su.