C’è anche la visione, la sensibilità e la mano di Macia del Prete, coreografa professionista originaria di Torre Annunziata, in uno dei passaggi più intensi e simbolici della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. È sua, infatti, la coreografia che ha accompagnato il pezzo di Ghali, andato in scena nello scenario monumentale di San Siro, davanti a uno stadio gremito e a milioni di spettatori in tutto il mondo.

Da tempo professionista affermata, la coreografa oplontina collabora stabilmente con alcuni tra gli artisti più noti del panorama italiano e internazionale. Palchi, tour, grandi eventi: un percorso solido, costruito con rigore e passione, che oggi trova una consacrazione ulteriore all’interno di uno degli appuntamenti più seguiti e simbolici al mondo.

Il momento firmato da Macia del Prete si è inserito in una sequenza carica di significati. Ghali, vestito di bianco, ha scelto il silenzio prima della musica, la parola prima del clamore. Al centro dello stadio ha dato voce ai versi di Gianni Rodari, mentre intorno a lui un gruppo di giovanissimi danzatori si muoveva con precisione assoluta, fino a comporre una grande colomba umana sul prato di San Siro. Un’immagine semplice e insieme solenne, che ha richiamato il senso più profondo della tregua olimpica.

Come nella poesia di Rodari, anche in quella coreografia c’era un promemoria silenzioso ma chiarissimo: restare umani, ricordarsi dei gesti quotidiani, segnare un confine netto tra ciò che si può fare e ciò che non dovrebbe mai essere accettato. Tra queste cose, una su tutte: la guerra.

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