Il presidente della Figc Gabriele Gravina ha di recente proposto la sospensione del divieto di pubblicità per le scommesse legali sino al 30 giugno 2023.

Ma da dove comincia questa storia? Qual è l’antefatto?

Facciamo un passo indietro e torniamo al 2018. Al Parlamento c’è il governo Conte I. È stato appena varato il cosiddetto Decreto dignità, provvedimento economico con finalità di sostegno sociale. All’articolo 9 di questa misura, ci sono le norme per contrastare la piaga della ludopatia. Tra queste è presente il divieto di «qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet».

Cosa è successo dal 2018 a oggi?

Il mondo dello sport ha visto una diminuzione delle cifre investite dagli operatori del settore scommesse. Soprattutto nel mondo del calcio Serie A, le disdette degli sponsor sono state numerose. Un esempio viene dalla squadra della Roma, che ha dovuto rinunciare a ben 15,5 milioni di euro da parte di una società di scommesse.

La stessa AGCOM ha pubblicato un documento dove evidenzia le falle del decreto per il settore gambling. L’obiettivo del provvedimento è la lotta al gioco patologico, una malattia dagli elevati costi sociali ed economici. Il garante delle telecomunicazioni però sottolinea che il problema sta principalmente nel gioco illegale, che più di frequente porta i giocatori a puntate compulsive. Il Decreto dignità invece colpisce l’intero settore del gioco d’azzardo, impedendo ai gamer di distinguere gli operatori legali da quelli senza permessi. Oggi in Italia è possibile giocare solo su siti di scommesse sportive AAMS. È l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a rilasciare le regolari licenze solo a quegli operatori che rispettano le norme di sicurezza nazionali: una garanzia di protezione per tutti i giocatori.

Ma che ruolo ha l’advertising nell’indurre le persone a giocare? Un’indagine epidemiologica dell’ottobre 2018 riporta che «solo il 19,3% dei giocatori che hanno visto la pubblicità ha dichiarato di aver giocato in base ad essa, mentre la restante parte ha dichiarato che la propria scelta di gioco non è stata determinata dal messaggio pubblicitario».

Cosa potrebbe accadere in futuro?

Qual è il futuro delle sponsorizzazioni da parte dei brand di scommesse nel mondo dello sport? Saranno possibili di nuovo? È stato chiesto un parere a tal proposito a Moreno Marasco, presidente di Logico, la Lega Operatori di Gioco su canale Online. Il Direttore generale ha affermato che se la deroga dovesse essere concessa «ci saranno investimenti per almeno 100-150 milioni di euro tra sponsorizzazioni e pubblicità qualora si sbloccasse la situazione».