CASTELLAMMARE. “Questa è la risposta che meritano quei vigliacchetti che hanno sporcato con quel lurido cartello il monumento all'Arma! Giuliani era una feccia di teppista da strada”. E’ il post diffamatorio pubblicato il 30 luglio 2014 sulla pagina Facebook personale e pubblica ‘Luigi Bobbio Due’, e costato al magistrato ed ex sindaco di Castellammare di Stabia la condanna a otto mesi di reclusione (pena sospesa) con provvisionale da 5mila euro in favore dei genitori di Carlo Giuliani, il 23enne ucciso da un colpo di pistola sparato dall’ausiliario Mario Placanica, negli scontri del 2001 al G8 di Genova tra “no-global” e forze dell’ordine. Il giudice Procolo Ascolese, del Tribunale di Torre Annunziata, ha condannato Bobbio anche al risarcimento danni in favore dei familiari di Giuliani (difesi dagli avvocati Liana Nesta e Gilberto Pagani). Risarcimento da quantificare in sede civile.

LO SCONTRO SULL’ACCOUNT ‘FB’. L’avvocato di Bobbio, Andrea Ruggiero, aveva provato a scagionare il magistrato, ora in servizio presso il tribunale civile di Nocera Inferiore: “Quell’account non esiste più – ha spiegato in aula dopo la requisitoria della pm, Mariangela Magariello – e Bobbio è stato denunciato per un pezzo di carta, mal scritto e non leggibile, che portò il post a conoscenza dei genitori di Giuliani. Genitori che rispetto fino in fondo, perché seppellire il proprio figlio è la cosa peggiore che possa capitare ad un papà. Ma il punto è altro: non c’è nessuna prova che a scrivere la frase sia stato proprio Bobbio”.

Un vero scontro in Tribunale, tra accusa e difesa, sulla riconducibilità della pagina all’ex sindaco e su presunte intromissioni nell’account. A risolverlo, sarebbe potuta intervenire una complessa procedura informatica: l’acquisizione di ‘file di log’ (analisi che consente di stabilire se
un utente, in un particolare giorno ed ora, si è collegato alla rete tramite un provider). Informazione da richiedere in California, a Menlo Park, il quartier generale di facebook. Peccato che in America la diffamazione, anche aggravata dal mezzo stampa, non sia reato. A precisarlo è stata proprio la pm: “Non c’è bisogno di acquisire i file di log e non sarebbe possibile: manca la condizione di reciprocità. In questo caso poi – ha continuato prima della sentenza – è davvero inutile, perché quel profilo non è mai stato disconosciuto da Bobbio”. Agli atti del processo, infatti, non risulta alcuna denuncia presentata dall’ex sindaco stabiese per presunte intromissioni di terzi nel suo “Luigi Bobbio Due”: “Nemmeno dopo l’avviso di chiusura delle indagini” ha precisato l’accusa.

IL PRECEDENTE DI SALLUSTI SU GIULIANI. Prima di Bobbio, a offrire un risarcimento da 35mila euro a Giuliano Giuliani ed Adelaide Gaggio, i genitori di Carlo, è stato il direttore de il “Giornale” Alessandro Sallusti che “in tv a ‘Matrix’ fece un commento inutile e fuori luogo su mio figlio. Poi ha offerto i soldi per evitare il processo” dichiarò il 78enne padre di Carlo Giuliani a “LoStrillone”. “Haidi” e Giuliano hanno poi aggiunto 5mila euro alla somma, versata da Sallusti dopo il “non doversi procedere” dichiarato dal Tribunale di Genova. Somma donata per intero, tramite “Emergency”, al “Poliambulatorio Grimm” di Ponticelli.  

Motivazioni condanna

La sentenza