Valeria Tufano è l'ennesima 'gola profonda' del Piano Napoli. Così come sua madre, Antonietta Donnarumma. Decise di collaborare con la giustizia nel 2009, dopo una condanna a sei anni di reclusione, autoaccusandosi di suddividere dosi di marijuana, proveniente dall'Olanda, nella 'Scampia del vesuviano'. "Spacciavo droga già a tredici anni" per conto prima di Francesco Casillo, poi del suo ex braccio destro Carlo Padovani. Così raccontò la 'pusher' pentita, già nel 2011, alla DDA di Napoli. Le sue dichiarazioni in dibattimento 'inguaiarono' pure il suo ex marito, Giuseppe Zaino, condannato oggi a 14 anni di carcere e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici perchè colpevole, secondo il collegio della prima sezione penale del Tribunale di Torre Annunziata, di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico.

Due anni di matrimonio, dal 2004 al 2006, poi la separazione. Zaino lasciò il Piano Napoli, provando a rifarsi una vita a Milano, lavorando come falegname in una cooperativa. "Le frasi della Tufano sono dettate solo dal rancore per la brusca fine di una storia d'amore. Per giunta, con un bimbo in mezzo" ha provato a spiegare oggi l'avvocato meneghino Massimiliano D'Alessio, legale di Zaino, che addirittura "ora si vergogna del suo passato, non è mai stato un camorrista e a Milano si è risposato, avendo due bambini con un'altra donna".

L'accorata arringa non ha però convinto i Giudici, anche perchè ad accusare il 'narcos' di Boscoreale (per il quale il pm antimafia, Pierpaolo Filippelli, aveva richiesto 20 anni di galera), sono poi giunte le dichiarazioni di un altro 'super-pentito' del Piano Napoli, Domenico Borrelli, che oggi, collegato in videoconferenza dal carcere, non ha ascoltato un verdetto che pure gli riguardava. E da vicino. Borrelli ha incassato infatti 4 anni e 6 mesi (con l'aggiunta dei cinque di interdizione dai pubblici uffici). Una pena più grave di quanto chiesto dall'accusa (che alla requisitoria finale si 'limitò' ai 4 appena, ndr): ha collaborato, ma è comunque colpevole. Anche lui, del resto, era parte integrante dell'associazione dedita allo spaccio. Sempre lì. Al Piano Napoli di Boscoreale.