Sventolio di bandiere nazionali e del “Movimento 5 stelle” con lo striscione “Cambiare Portici si può”: questo il contesto in cui è sfilato il corteo per le strade di Portici, con il candidato sindaco per il “movimento” Giovanni Erra, i senatori Paola Taverna, Sergio Puglia e Stefano Pignaroli, per onorare la festa  della Liberazione, i caduti della Resistenza e per auspicare la liberazione della città dai “noti personaggi dopo decenni di occupazione”.

Subito diretto l’attacco del senatore  Puglia al  “collega” Cuomo, candidato Sindaco per il PD, secondo cui lo stesso Nicola Marrone sarebbe stato “messo” come Sindaco per non fare nulla e dimostrare poi che ci voleva “il ritorno”.

“Per ognuno di noi – ha dichiarato Puglia – ogni giorno deve essere un 25 aprile. Ci dobbiamo svegliare. A Portici si presenta una persona che è stata per 10 anni consigliere, per 9 anni sindaco, che ha abbandonato la città per andare a fare il senatore per 5 anni e adesso torna a Portici come il grande salvatore, ma fa parte sempre di un sistema rodato”.

Più forti le dichiarazioni di Giovanni Erra che svela alcuni gravi comportamenti tipici del periodo elettorale: “Il 25 aprile serve per ricordare quello che è successo. La liberazione di questa città  è ancora un’opera incompiuta perché l’abbiamo rimandata per anni. I personaggi sono noti.  Vogliamo smantellare un sistema che ha prodotto in città  opere al solo scopo di fare arrivare soldi per poi dividerseli tra gli amici degli amici. Un sistema di clientele – continua Erra -  che vive sull’intimidazione sul ricatto, personaggi che vanno in giro per i negozi a minacciare i commercianti. Opere ristrutturate con i soldi pubblici e lasciate al degrado e all’abbandono e un lungomare ancor prima di essere realizzato ma già oggetto di spartizioni di interessi e clientele. Un comune con otto milioni di debito nel quale ci si dimentica di versare 800mila euro di contributi previdenziali dei lavoratori della Leucopetra, cose a cui non si danno  risposte. Da oggi 25 aprile dobbiamo ricordare tutto questo fino all’11 giugno – conclude Erra -. Da un lato c’è il passato di gente che non ha mai lasciato la poltrona e non conosce il valore del lavoro dall’altro ci sono cittadini semplici che non hanno nulla a che spartire con la politica. Cambiare è un dovere”.