Entra nel vivo il processo che vede alla sbarra Aniello Imperato, in arte Nello Liberti, interprete della canzone “’O capoclan”. Sul banco degli imputati oltre al neomelodico ercolanese, anche il boss Mario Ascione, Aniello Taurino, Anna Esposito, Borrelli Alfonso, Luigi Oliviero, tutti a piede libero. La canzone"o capoclan" che è costata il rinvio a giudizio al cantante e agli attori , è dedicata al defunto , boss Vincenzo Oliviero, morto nel 2007 dopo due settimane di detenzione al carcere duro.

La canzone è stata considerata dagli inquirenti un inno alla camorra e ai suoi metodi, inclusa l'uccisione dei traditori. Sul banco dei testimoni ieri mattina il maresciallo della Guardia di Finanza, Pierluigi Sorrentino ha analizzato il video fotogramma per fotogramma, parlando di ogni singolo personaggio che appariva. Unico assente al processo proprio Nello Liberti. A condannare la canzone come è emerso da un interrogatorio posto a corredo dell'ordinanza che a maggio ha colpito i mandati e killer che hanno messo a segno il duplice omicidio Montella -avvenuto a Torre del Greco- è stato il collaboratore di giustizia  Raimo . ”Questa canzone – ha spiegato  il pentito- voleva sicuramente inneggiare a Vincenzo Oliviero che, nel 2003, era, assieme a Zeno Giacomo, il reggente della cosca. Il contenuto e il testo della canzone, francamente, sono vergognosi. Dico questo perché l’esaltazione così sfacciata di un camorrista non è accettabile,  anche ragionando, per un momento, con la mentalità della “vecchia” camorra”.

Carla Cataldo