Fabrizio Corona, Meta chiude i profili social dopo la diffida di Alfonso Signorini
La società ha disattivato sia l’account personale dell’ex re dei paparazzi sia quello legato al format Falsissimo
03-02-2026 | di Redazione
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I profili social di Fabrizio Corona sono stati oscurati. Meta, società proprietaria di Instagram e Facebook, ha disattivato sia l’account personale dell’ex re dei paparazzi sia quello legato al format Falsissimo, in seguito alla diffida inviata dai legali di Alfonso Signorini.
La richiesta, ribadita anche nelle ultime ore ai colossi del web, intimava la rimozione e la mancata pubblicazione di “ulteriori contenuti diffamatori” nei confronti del conduttore televisivo.
La decisione di Meta arriva dopo la messa in onda dell’ultima puntata di Falsissimo, trasmessa lunedì sera, nella quale Corona aveva annunciato la ripubblicazione di una precedente puntata – già rimossa da Meta e Google su richiesta di Mediaset per violazione del copyright – promettendo circa 40 minuti di contenuti “nuovi ed esclusivi”, con riferimenti anche a Pier Silvio Berlusconi.
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Oltre alle denunce presentate da Signorini, la Procura starebbe ipotizzando non solo il reato di diffamazione, ma anche quello di ricettazione. Il fascicolo nasce dalla denuncia del giornalista contro Corona e contro i responsabili di Google, società a cui fa capo YouTube, piattaforma su cui vengono pubblicate le puntate del format.
Il provvedimento di Meta viene interpretato come un segnale chiaro. “Le piattaforme non possono più tollerare l’uso sistematico dei social come strumento di aggressione, diffamazione e profitto illecito”, è il principio ribadito. “Non si tratta di censura, ma di responsabilità”, ha dichiarato l’avvocata Daniela Missaglia, che assiste Alfonso Signorini insieme al collega Domenico Aiello. “Quando il confine tra comunicazione e abuso viene superato, la rimozione diventa un atto dovuto”.
I legali del conduttore sottolineano inoltre come il provvedimento sia arrivato nonostante le difese pubbliche annunciate dall’avvocato di Corona, Ivano Chiesa. “Non esiste alcun diritto a diffamare, né online né offline. Continueremo a vigilare contro ogni tentativo di ripubblicazione o aggiramento del provvedimento, riservandoci ulteriori azioni civili e penali, anche in via d’urgenza”.
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