“Proviamo a riabituarci a questa nuova vita, sperando che presto questo periodo venga dimenticato".

I ristoratori di Torre Annunziata e del vesuviano provano a ripartire dopo 3 mesi di chiusura. Lo hanno fatto questo weekend, riorganizzando i loro locali e adeguandoli alle nuove disposizioni governative e regionali in materia di coronavirus.

Qualche intoppo, specialmente legato all’applicazione dei decreti e non incappare in sanzioni. “In questo De Luca ha fatto una mossa intelligente nel darci qualche giorno in più per organizzarci – ha spiegato Umberto Starita, de ‘La rampa del porto’ a Torre Annunziata -. Il meccanismo è meno complesso di quello che sembra alla fine”. Regole rigorose che hanno suscitato anche qualche battuta: “Sembrerà strano ma ora è più rischioso stare in mezzo a una strada che in un ristorante, con tutte i cavilli sanitari che ci hanno imposto”, ha scherzato Gino Camera, proprietario di “Gika” a Torre Annunziata.

I clienti in questi giorni hanno iniziato a riempire le sale. Un’iniezione di fiducia per gli operatori del settore: “Gel igienizzanti, sanificazioni, misura della temperatura corporea, distanziamento dei tavoli. C’è tutto l’occorrente per ritornare alla normalità. La necessità di ripartire era troppo forte per lasciare qualcosa al caso”, ha spiegato Giovanni Di Maio, titolare di “Casa mia cucina contadina” a Trecase.

Uno dei problemi principali riscontrati però è stata “la perdita di posti a sedere – ha sottolineato Umberto Starita - che non ci consente di produrre ricchezza. Dobbiamo aspettare che i clienti si riabituino al ristorante”.

Un primo passo è stato fatto, ora occorrerà continuare a osservare comportamenti rigorosi e nel rispetto delle norme di distanziamento e igiene: “Noi siamo ottimisti – hanno ribadito i ristoratori – e incrociamo le dita, perché dopo il tunnel c’è sempre la luce”.

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