Avrebbero fornito alle Asl tute protettive monouso per la protezione dal Covid difformi dai requisiti richiesti, intascando i soldi pubblici attraverso operazioni bancarie più che sospette.

E’ l'accusa a carico di due fratelli imprenditori cui la Guardia di Finanza di Napoli ha sequestrato somme per circa 60mila euro, pari ai fondi erogati dalle tre Asl che avevano cercato di reperire sul mercato i dispositivi di protezione individuale durante l'emergenza pandemica. I due rispondono dei reati di truffa e frode nell'esercizio del commercio; altre cinque persone risultano indagate per numerose ipotesi di ricettazione.

L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, è partita in seguito alla denuncia sporta dal legale rappresentante di una società attiva nella fornitura di dispositivi medici, alla quale si erano rivolte, a metà del 2020 nel corso della prima fase della pandemia, l'Asl Napoli 1 Centro, l'Asl Napoli 3 sud e l'Asl di Salerno. Le aziende sanitarie avevano richiesto la fornitura di tute per il bio-contenimento, così la società, in difficoltà nel reperire i dispositivi, si è rivolta alla ditta dei due fratelli, che ha promesso la fornitura di 15000 tute protettive monouso, per poi consegnarne un primo lotto di 600 pezzi e intascare poco meno di 60mila euro. Le tute consegnate sono state analizzate ed è emerso che erano prive delle necessarie caratteristiche e dei previsti requisiti tecnici.

I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli hanno poi accertato che i 60mila euro erano spariti nel frattempo dal conto di uno dei due fratelli, attraverso operazioni di frazionamento dell'importo e svariati bonifici inviati a parenti e amici.