a cura di Catello Germano e Marco De Rosa

“Ho fatto il sindaco per 10 anni, conosco la città e credo che alle prossime elezioni comunali, per tirare fuori Torre Annunziata dalla situazione di stallo in cui si trova, ci sia bisogno di una figura esterna ai contesti di partito, che abbia un’autorevolezza personale e un’esperienza professionale tali da saper coinvolgere anche determinati ceti sociali che si sono volutamente estraniati dalla vita politica della città”.

Seduto al tavolo, con la sua sigaretta elettronica, il telefono e alcuni documenti in mano, c’è Giosuè Starita. Rilascia a “lostrillone.tv” la prima intervista dopo aver lasciato quattro anni fa la guida della città. Ha governato Torre Annunziata per due mandati, dal 2007 al 2017, prima di consegnare la fascia tricolore all’attuale sindaco Vincenzo Ascione. “Spero che nei prossimi otto mesi la città sappia prepararsi a dovere, cittadini e politici, con uno sguardo rivolto al futuro”.

Avvocato chiariamo subito una cosa: molti pensano stia lavorando ad una sua candidatura. Lei vuole fare di nuovo il sindaco?

“Assolutamente no. L’ho già fatto, tralaltro per due mandati pieni. Credo che la città debba guardare avanti, non indietro”.

Dopo aver lasciato la guida della città in che modo ha collaborato con l’attuale amministrazione?

“In nessun modo. Il giorno dopo le elezioni sono stato depennato dalla lista di coloro che potevano dare una mano. Al netto dei confronti di carattere politico di partito (Starita è Presidente della Commissione di Garanzia regionale del PD, ndr), non c’è stata alcuna interlocuzione sulle questioni amministrative. E’ una scelta di cui ho preso atto e, da uomo di partito, non ho mai attaccato l’amministrazione”.

Scandalo mazzette al comune: prima l’arresto del dirigente Nunzio Ariano, poi quello del vicesindaco Luigi Ammendola (poi rilasciato, ndr). Che idea si è fatto?

“Colpa del clima di disattenzione che si respira al comune. Nei miei 10 anni di governo abbiamo ricevuto controlli e verifiche di ogni tipo: commissioni d’accesso, esposti in Procura, ispezione del Mef. Abbiamo saputo sempre mantenere la barra dritta al comando.  Anzi, cacciando via anche funzionari e dipendenti vicini alla criminalità. E’ un vanto, espresso anche dalle Forze dell’Ordine, del quale vado orgoglioso. Durante la mia esperienza da sindaco, laddove vi fossero anche solo perplessità su attività non coerenti con le linee tracciate, non ho esitato ad intervenire. La politica deve essere più veloce della giustizia. Chi ha le redini deve avere la massima determinazione e non tergiversare su certi argomenti. Diceva Piero Calamandrei, alcune figure non devono solo essere, ma anche apparire”.

 E oggi la criminalità che ruolo occupa nella società?

“Ha una presenza diversa. E’ meno percepita ma è sempre presente. Ecco perché il contrasto alla delinquenza oggi deve avvenire con un’azione quotidiana. Bisogna dare l’esempio della legalità partendo dalle piccole cose, da controlli più capillari, dalla percezione che la casa comunale debba realmente diventare una casa di vetro”.

Rispetto a quattro anni fa, vede Torre Annunziata migliorata o peggiorata?

“Vedo una città ferma su troppe cose, con più di 40 milioni di euro di opere pubbliche ferme ai box. La Salera, le Arcate Borboniche, la Darsena, il contratto di quartiere del Penniniello, il dragaggio del porto, la mission del Museo dell’Identità. Sulle grandi questioni strategiche la città è ferma”.

Tra le grandi questioni strategiche c’è il futuro del porto e lo sviluppo del waterfront. Un tema sul quale si discute molto in questi giorni, anche dopo la richiesta di adesione all’Autorità Portuale del Mar Tirreno Centrale votata all’unanimità dal consiglio comunale.

“Sulle Arcate Borboniche è stato fatto un lavoro che si è concretizzato con l’ottenimento del comodato d’uso gratuito da parte di RFI, il primo dopo 170 anni dalla costruzione delle Arcate. Anche sulla Salera è tutto così come nel 2017”.

Sul porto invece la scelta dell’attuale amministrazione e del consiglio comunale è completamente diversa da quella che prese lei. Durante il suo mandato lei si oppose a questa soluzione.

“Oggi tutti vedono quest’adesione come un’opportunità, ma quando toccò a me decidere non c’erano rassicurazioni sulla ‘mission’ del nostro porto. Molti ipotizzavano il trasferimento da Napoli a Torre Annunziata della carpenteria pesante. Il porto di Torre Annunziata correva il rischio di diventare un cimitero di grosse navi. Per evitare ciò, prima di aderire, chiesi una convenzione formale in cui si mettevano nero su bianco le attività che si intendevano portare al porto. Aderire all’Autorità, ma per fare che cosa? Con quali prospettive? Rispetto a queste domande non vi era chiarezza e siccome nell’Autorità il peso del nostro comune sarebbe stato molto più piccolo rispetto a quello di altri enti, decisi di non aderire e difendere il nostro territorio”.

Oggi invece l’amministrazione con il sostegno anche delle opposizioni ha votato per aderire all’Autorità.

“E’ una scelta che va rispettata. Evidentemente il sindaco e l’amministrazione avranno avuto rassicurazioni rispetto al futuro del nostro porto. Dai documenti questo al momento non emerge, sono certo che avranno fatto tutte le verifiche del caso”.

Non crede che quella scelta abbia portato ad un isolamento del nostro porto nel sistema di portualità regionale?

“No, anzi. La mia amministrazione ha intercettato oltre 44 milioni di euro di finanziamenti per il porto e più in generale per il waterfront. E poi abbiamo esempi di altri porti campani che, pur non aderendo all’Autorità Portuale hanno visto un notevole sviluppo”.

A quali si riferisce?

“Il porto di Pozzuoli non ha mai aderito all’Autorità Portuale e oggi è un importante scalo commerciale e di traffico passeggeri. L’articolo 41 del collegato alla Legge di Stabilità della Regione Campania, approvato il 29 maggio scorso, ha previsto per le amministrazioni comunali la possibilità di gestire direttamente i porti. Il sindaco Figliolia ha sfruttato questa norma, creando un’interazione diretta porto-città. Nel dibattito di questi mesi a Torre Annunziata sullo sviluppo del porto, nessuno ha richiamato a questa possibilità”.

Qual è la sfida per Torre Annunziata per il prossimo futuro.

“La sfida è difendere l’identità del territorio, creare un’economia circolare e favorire una rigenerazione urbana. Si parla di sviluppo turistico ma ci si dimentica che un paese affamato non è un paese ospitale. Ci sono sacche di povertà e un contesto urbano che non favoriscono questo sviluppo. Il provvedimento della Zona Franca Urbana andava in questa direzione, purtroppo in Campania si passò da tre a undici ZFU, i fondi furono distribuiti e non ottenemmo il risultato sperato. In ogni caso con quel provvedimento nacquero circa 40 attività commerciali".

E per la rigenerazione urbana?

Un primo passo utile potrebbe essere quello di istituire un ufficio preposto per il superbonus 110%, per supportare chi intende sfruttare questa norma per gli interventi sugli edifici. Potrebbe avvenire con questa norma ciò che non è avvenuto nel post terremoto”.

Tra 10 mesi la città tornerà al voto. Che sindaco immagina per il futuro di Torre Annunziata?

“Così come avvenne nel 1995 quando fu individuato Cucolo, per le prossime elezioni occorre una persona che abbia dimostrato nella propria sfera professionale competenze, carisma e autorevolezza. Una figura carismatica esterna ai contesti di partito, capace di accompagnare la città verso una nuova stagione”.