Gestiva di fatto le casse di un clan ormai decimato dagli arresti, con i suoi capi storici tutti al 41-bis, Carmela Gionta, 67 anni, sorella di Valentino, il fondatore della cosca camorristica di Torre Annunziata. I carabinieri del Nucleo Investigativo oplontino, agli ordini del comandante Leonardo Acquaro, le hanno notificato ieri intorno alle 18 (vedi articolo correlato), nella sua abitazione nei pressi di Palazzo Fienga (in foto), un decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli per i reati di associazione di tipo mafioso, usura ed estorsione aggravati da finalità mafiose.

I fatti, secondo fonti vicine agli inquirenti, risalirebbero allo scorso mese di settembre, quando Carmela Gionta avrebbe ‘taglieggiato’ un imprenditore edile di Torre Annunziata. Da lì le prime indagini, partite nel giugno scorso e coordinate dal pm dell’Antimafia partenopea Pierpaolo Filippelli. Nel corso dell’inchiesta, i carabinieri avrebbero inoltre scoperto che la donna gestiva attività usuraia, nella quale venivano reimpiegati parte dei proventi del clan. Le vittime dell'usura, secondo quanto emerso dai successivi sviluppi, erano costrette a restituire i soldi prestati con interessi di circa il 120% annui. Il tasso richiesto sfiorava il 10% mensile.

Carmela Gionta, sostanzialmente incensurata e con minimi precedenti datati nel tempo, è la madre di Aldo Agretti, ritenuto ai vertici del clan fino al suo arresto nel 2013, ed alla condanna definitiva a nove anni di carcere per droga e associazione a delinquere di stampo mafioso. La sorella del superboss Valentino è ora in carcere a Santa Maria Capua Vetere, in attesa della convalida del fermo da parte del Gip. Convalida che potrebbe avvenire in giornata.

La decisione del gip

Frosi: "Adesso clan debole"

La ‘tangente’ sui morti

Le intercettazioni

Le mira dei Gionta su Porto, Cimitero e Centro Commerciale

Le minacce all'imprenditore

Il fermo di Carmela Gionta