Un mese dalla morte di Alessandro, volato giù dalla finestra della sua cameretta dopo essere diventato il bersaglio di sei ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Dopo la messa nella parrocchia di San Leone a Gragnano per il trigesimo del tredicenne a scrivere è don Paolo, il suo parroco.

Rompendo il silenzio che si era imposto fino ad oggi don Paolo lo ricorda: "Il tempo è volato come palloncini in cielo. Tutti via, telecamere e curiosi. Resta quel che resta. Restiamo noi alle prese tra scrupoli e rimorsi. Vorremmo non dimenticare. Vorremmo non dimenticarti. Ce la metteremo tutta: memorial, murales, foto e canzoni. Tutto sarà utile per fissare i ricordi. Come una chat posta in alto con la spunta grigia, per paura di scordarcela. Sarà dura intanto. Non tanto abituarci all'assenza, ma tentare a tutti i costi di non farlo. Desideriamo non abituarci. Vorremmo tener vivo il legame e trattenere il tuo ricordo; impedire che la valanga di giorni che verranno si mangino quelli passati con te. Fino a sbiadirli".

Continua il suo parroco: "Certo, il capitolo è aperto e lo sarà a lungo. Le indagini, le chiacchiere, la ricerca dei colpevoli, le cause e gli effetti. Sei per noi come un rebus, un mistero. Sei rimasto sospeso come nota di canzone interrotta anzitempo. Sei una traccia a risposta aperta: qual era il tuo segreto? avresti potuto raccontarlo? avremmo potuto intuirlo? Forse no davvero, perché tu SEI un segreto, il "segreto del figlio", insondabile e profondo come un baratro. Vivido come un giardino.

Nelle ultime settimane noi adulti siam rimasti paralizzati. Alcuni in colpa, come avessero fallito miseramente; altri in ansia, preoccupati da chissà quale spettro possa mai aleggiare per le nostre case. Ci siam fatti prendere dalla responsabilità di essere grandi, educatori, genitori, guide e preti. Forse potremmo metterci un po' nei tuoi panni - o nelle tue scarpe - e spingerci più in là con la memoria: la mia adolescenza, me la ricordo? com'ero a 13 anni? quanto parlavo, quanto dicevo? quanto tacevo, non per paura o vergogna, ma per pochezza di parole? ricordo di essere stato anch'io un segreto?

Poi conclude: "Può darsi che dimenticheremo. Può darsi che non miglioreremo. Può anche darsi che peggioreremo dopo settembre, dopo tutto.

Può darsi che resteremo attoniti e sgomenti, affascinati dalla colpa e dalla vergogna. Però qualcuno - forse un amico o un passante, un curioso, un tuo insegnante, fosse anche un giornalista che avrà scritto di te per lavoro - rimarrà coi piedi nelle tue scarpe e comincerà a passeggiare sulle tue orme. Non verso il baratro ma in un giardino. Alla ricerca di quel segreto che abbiamo, anzi che siamo in verità. È l'unico posto dove memoria e affetto non finiscono più: dentro l'anima. Ti vogliamo bene Ale, fai buon viaggio".


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